Inviato da : redazione Giovedì, 09 Settembre 2010 - 12:02
In occasione della Settimana Europea per la Mobilità Sostenibile la Libreria.coop Ambasciatori di Bologna in collaborazione con Ediciclo editore prosegue con la rassegna LIBRI A PEDALI. Il ciclo di incontri vede anche l'adesione della Consulta della Bicicletta di Bologna e Provincia. Hanno infatti aderito all'iniziativa, si legge sul sito della libreria, le Associazioni Ambientaliste Sportive: WWF, Lega Ambiente, UISP, Associazione Macigno, Montesole Bike Group – F.I.A.B. e l'associazione di CicloPromozione "i Pedalalenta". L'appuntamento previsto per domani alle ore 21.00 in via Orefici 19 a Bologna sarà dedicato al libro NEL MEZZO DEL CAMMINO DI SANTIAGO In bicicletta verso Compostella tra viandanti e pellegrini (Ediciclo). Interverra l'autore Natalino Russo. "Natalino Russo si mescola con le grandi folle di camminatori, pedalatori e altri viaggiatori che si incamminano sulla via di Santiago. Inforca la sua bici e parte, da giornalista e per lo più laico, per andare a vedere, per capire le ragioni che spingono oltre 120.000 pellegrini all’anno a intraprendere 800 km di Cammino. Per comprendere, pedalando, anche un po’ se stesso."
Inviato da : redazione Martedì, 15 Giugno 2010 - 12:01
Giovedì 17 giugno alle 21,30 gli Orcocicli saranno in Scighera, in via Candiani 131 a Milano, a parlare di biciclette e del loro libro, La macchina perfetta. Teoria, pratica e storie della bicicletta edito da il Saggiatore.
Sarà proiettata anche la versione in alta definizione di Questa volta mi è venuto il ciclo, di Annalisa d'Annibale che potete vedere qui sotto nella versione You tube.
Inviato da : redazione Sabato, 29 Maggio 2010 - 09:02
Cliccate sull'immagine e scaricate il documento. Si tratta di uno stralcio di una tesi di laurea presentata all’Università degli studi di Torino - Facoltà di Economia - Corso di Laurea Specialistica in Economia delle Istituzioni, dell’Ambiente e del Territorio dal titolo “MOBILITÀ E MODERNITÀ: I SISTEMI DI BIKE SHARING NELLE POLITICHE PUBBLICHE. ESPERIENZE PIEMONTESI A CONFRONTO” realizzata da Marco Menonna. E’ un analisi approfondita con un approccio diverso dai soliti contenuti tecnici del bike sharing piemontese partendo dalle varie esperienze nel mondo, analizzando tutti i sistemi attualmente presenti sul mercato nazionale ed internazionale.La tesi in versione integrale è scaricabile qui.
Inviato da : redazione Domenica, 25 Aprile 2010 - 11:35
Si sa, la storia vera della bicicletta e della costruzione del suo immaginario, in Italia, comincia all'alba del Novecento. E' da quel momento che questo mezzo di trasporto diventa un generatore di riti e di miti. Riti e miti che si incarnano nell'esperienza reale, nell'uso che la gente comincia a farne. E nelle emozioni che procura: libertà, spavalderia, riscatto, indipendenza ma anche paura e sogno.
Tutto ciò e tanto altro ancora si trova nel libro In bicicletta Memorie sull'Italia a due ruote edito da Il Mulino e curato da Stefano Pivato, Loretta Veru e Natalia Cangi. Si tratta di storie vere estratte da quel formidabile giacimento di memoria e storia contemporanea che è l'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. Tantissime le storie raccolte tra le quali, ci è parso opportuno segnalare quella di Zelinda Resca staffetta partigiana della 4ª brigata Garibaldi Venturoli e nota con il nome di battaglia di Lulù.
Con l'incipit del suo racconto vi auguriamo buon 25 aprile.
Fui subito inquadrata nel ruolo di staffetta portaordini nonché addetta alla consegna di armi, munizioni, viveri e quant'altro sarebbe servito alla causa del Paese per il riscatto e la liberazione dai tedeschi e dai fascisti.
Le munizioni venivano collocate sul fondo di una grossa borsa quasi sempre apparentemente malandata ma ben rinforzata dall'interno con della robusta tela e con della corda ai manici affinché potesse resistere al peso. Su armi e munizioni venivano poi sistemati ortaggi tipo patate o cipolle in modo da giustificare il peso in caso di un controllo non troppo accurato. Il trasporto delle armi più ingombranti era un po' più complicato e in seguito vi dirò di un episodio accaduto al riguardo [...]
Inviato da : redazione Giovedì, 15 Aprile 2010 - 08:48
E' in libreria l'ultimo libro di Claude Marthaler edito da Ediciclo. Il titolo evoca il filosofico libro di Pirsig: Lo zen e l'arte di andare in bicicletta - la vita e altre forature di un nomade a pedali.
Per concessione dell'Editore proponiamo qui di seguito lo scritto introduttivo di Tronchet che delinea differenze e continuità tra il ciclista urbano e il cicloviaggiatore.
Claude Marthaler (nella foto in Cina)
Lo zen e l'arte di andare in bicicletta
la vita e altre forature di un nomade a pedali
Ediciclo Editore € 14,50
La giusta misura del mondo
È un po’ come se ci fossimo divisi il territorio, Claude Marthaler e io. A me, Parigi tra le mura, a lui, il resto del mondo. E vi confesso che questa ripartizione mi va benissimo. Sono un ciclista risolutamente urbano, che tenta, modestamente, di reinventare la sua città in bicicletta. Il mio universo è segnalato, mappato. Io mi intrufolo negli interstizi. E alla minima foratura scappo in officina, non mi si è mai visto sporcarmi le mani con la catena.
Sembra che abbiamo poche cose in comune, Claude e io. In fondo non ci conosciamo – e me ne rammarico –, i nostri rispettivi raggi d’azione sono stati così delimitati che c’è poca speranza che ci si possa incontrare uno sul territorio dell’altro. E, tuttavia, abbiamo qualcosa di favoloso in comune: questo mezzo di propulsione formidabile che si chiama bicicletta, con la quale io esploro il microscopico, gli spazi interiori, e lui il macroscopico e i Grandi Spazi. E il miracolo è che la magia opera su noi due allo stesso modo. La bicicletta, grande signora, accorda a tutti senza distinzione, pietosi agrimensori delle strade o esploratori dei continenti, la stessa benedizione. Questa semplice leggerezza d’essere, questo sentimento di fusione con l’universo.
Mi ritrovo nelle parole di Claude Marthaler, e chiunque abbia pedalato per piacere ci si riconoscerà. Lui è noi. Un po’ più grande, un po’ più lontano, un po’ più alto, certo. Ma che felicità leggerlo! Perché è come un’estensione di me stesso al di là della periferia parigina. È la parte di me che ha osato. Solo che il freddo è suo, la disperazione a metà di un pendio, la canicola e, naturalmente, le forature sono sue. A me la dolce esaltazione di seguirlo dall’Alaska alla Cina, unito a lui dalla nostra esperienza comune (il nostro piccolo denominatore comune): il rumore di una pedaliera che gira e il suo effetto ipnotico. La ritrovo nelle sue parole, la piccola euforia del ciclista: quella che gli fa inanellare volate folli e giochi di parole allucinati. Chi si dopa in bicicletta sbaglia: la bici è una droga di per se stessa. Non c’è bisogno di aggiungerne.Ascoltate Claude Marthaler: parla sotto acido, è uno sciamano in trance, la Pizia di Delfi? No, è un ciclista felice la cui cavalcatura ridicola porta verso l’essenziale, attraverso dei cammini paralleli che si rivelano delle scorciatoie. Questa libertà di stile è quella delle due mani sul manubrio: totale e sfarfallante. E chi conduce? È lui che segue la strada o la strada che lo segue? Io ho la mia piccola idea in proposito: entrambi, ovviamente.
In un fumetto della mia infanzia gli eroi dei tempi preistorici decidevano la direzione da prendere facendo girare dei coltelli su una pietra. Claude non fa diversamente, fa girare le sue ruote e sceglie di seguirle. O il contrario. Da questi luoghi impossibili ci trasmette delle immagini emozionanti che provano un’altra cosa: lui non fa paura. Lo si vede nello sguardo della gente. C’è accoglienza per questo extraterrestre che giunge da loro con un’insolita lentezza (per un occidentale), e quindi una disarmante dolcezza.
«Viaggiare lentamente è incontrare rapidamente » dice Claude Marthaler. Inforcare una bicicletta è anche cavalcare tutti i paradossi. La fragilità diventa una forza, il ritmo indolente, un acceleratore. Perché il ciclista è regolato su un altro fuso emozionale. Ecco dunque quello che provo leggendo il libro di Claude (dico Claude perché ormai per me è un amico): in fondo il mondo non è pericoloso. Si può reinventarlo in bicicletta. E quello che Claude è riuscito a fare non è solo un giro del mondo a pedali. Qui si va molto al di là della performance sportiva. È riuscito a dare a questa vecchia Terra la sua giusta dimensione, la sua giusta misura.
Negli ultimi decenni non si è mai smesso di accorciarne i tempi, le distanze, fino a farne un pianeta ristretto, superficiale, senza riuscire più a trovargli un senso. Lo si è svuotato. Impoverito. Non bastava che si consumassero le sue risorse naturali, abbiamo rimosso anche il suo mistero. Prendendosi il tempo di rincorrere la ruota a ogni chilometro, Claude Marthaler gli ha ridato tutta la sua grandezza, tutta la sua ampiezza e, per così dire, la sua polpa. Avvicinandoci a un mondo allo stesso tempo immenso e intimo.
Inviato da : redazione Venerdì, 05 Marzo 2010 - 09:04
Dalle rotaie alle bici. Sembra evocare "Dagli appennini alle ande" di deamicisiana memoria la pubblicazione voluta da Fiab e curata da Umberto Rovaldi e Giulia Cortesi in occasione della Terza Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate. Si tratta di un rapporto di 130 pagine che uscirà a breve nella collana Fiab "I quaderni Gallimbeni", la collana dedicata all'architetto torinese nonchè attivista Fiab, scomparso in un incidente d'auto nel 2002.
Si tratta di una mappa di 40 ciclovie distribuite dal Trentino alla Sicilia: un lavoro di raccolta dati particolarmente laborioso, svolto in sei mesi attraverso i coordinamenti regionali Fiab. Stampato su carta rigenerata sbiancata senza cloro, legatura a filo, particolarmente curato nella veste grafica e nell'impaginazione, il volume presenta numerose illustrazioni a colori e un dettagliato corredo cartografico d'epoca del Touring Club Italiano, rielaborato da Claudio Pedroni.
“Il lavoro compiuto è presentato dal Presidente FiabAntonio Dalla Venezia e contiene importanti contributi, oltre che del citato Pedroni anche di Roberto Rovelli e Giulio Senes,Albano Marcarini, Marco Navarra e una panoramica dei recuperi in Europa a cura del tedesco Achim Bartoschek. Insomma un lavoro serio che come dice Rovaldi - "è da considerarsi un primo approccio Fiab ad una ricerca sui recuperi ciclistici dei sedimi ferroviari abbandonati possibilmente da continuare nei prossimi anni e da sviluppare con sempre maggiore determinazione e interesse. Auspicabile infatti un secondo volume dedicato alle “ex ferrovie calde”, cioè quelle per le quali è in corso di elaborazione il progetto di recupero con le possibili opzioni.
Inviato da : bibi_bellini Lunedì, 23 Novembre 2009 - 17:01
12 euro li vale tutti questo libro di Silvia Zambonidal titolo benaugurante: Rivoluzione bici - La mappa del nuovo ciclismo urbano edito da Edizioni Ambiente Benaugurante perché nel nostro Paese, se si eccettuano alcune esperienze come quelle di Mestre e Bolzano (Ferrara ha un "gene ciclistico" più antico), la rivoluzione, da anni, è solo auspicata.
Nel nostro Paese la cicloruzione tarda ad arrivare. Perché?
Di questo, il libro non ne parla - forse perché parlarne significava fare un altro libro - ma lascia intuire bene dove cercare: innanzitutto nel silenzio assordante della politica di ieri e di oggi.
Prendiamo quest'ultimo governo: se si eccettuano gli incentivi per l'acquisto di biciclette, che hanno suscitato l'invidia dei ciclisti di tutta Europa, si è distinto soprattutto per aver pensato di multare i ciclisti togliendoli punti ... dalla patente automobilistica.
La pressoché totale assenza di politiche serie e strutturali volte a incentivare la mobilità ciclistica, ha fatto sì che l'uso della bicicletta nelle nostre città crescesse incanalandosi lungo mille rivoli motivazionali che Silvia Zamboni mette in fila con una serie di "quelli che": con la bici risparmio; con la bici faccio prima; con la bici mi tengo in forma ecc.
Insomma un libro caleidoscopio ricco di spunti e di suggestioni ma anche pieno di dati e esperienze relative a città non solo italiane che hanno imboccato con decisione l'idea di una mobilità sostenibile e a trazione umana.
Verrebbe da citare Mao "Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione è eccellente" e chiuderla li' aspettando il sol dell'avvenire.
Non crediamo sia cosa saggia.
Il lavoro da fare per far partire davvero la cicloruzione rimane comunque enorme soprattutto in termini di ricomposizione delle tante anime spesso accoccolate dentro le rispettive e gelosissime identità. Per non dire del ritardo di visione di tanta parte del mondo politico con il quale bisognerebbe comunque dialogare.
A patto che sia un dialogo rispettoso, schietto, pubblico e senza sudditanza alcuna.