Odissea abruzzese di G. Sala

Ricordate le disavventure bici+treno del dott. Gianluca Sala di cui abbiamo parlato giorni fa?

Dopo quel post ci siamo conosciuti e tenuti in contatto: la solidarietà tra pendolari esiste, signori.
E si è pensato così di render pubblica la sua Odissea abruzzese: una storia di ordinaria follia di un cittadino in bicicletta in lotta con le istituzioni. Eccovi la prima parte del suo racconto.

La mia battaglia inizia con Trenitalia all’indomani del mio ritorno a Pescara dopo tre anni passati a Londra, vissuti praticamente sempre in sella al mio cavallo a due ruote. Negli UK ho sperimentato come possa essere piacevole e sostenibile l’uso della bicicletta come unico mezzo di trasporto.
Trovo lavoro a Chieti, una cittadina distante solo 18 km da Pescara e servita da ottimi collegamenti ferroviari. Così il primo giorno di lavoro, scendo in strada, lancio un ghigno alla mia auto parcheggiata e punto la stazione Ferroviaria in sella alla mia bici.
L’entusiasmo per il ritorno a casa ed il sole caldo e luminoso di una finalmente ritrovata primavera mi abbaglia lungo il tragitto verso la stazione. Salgo sul treno regionale Pescara-Chieti delle 9:17 senza curarmi del biglietto relativo alla bicicletta. Ragiono: devo fare 15 km, scendo alla prima stazione, il treno è praticamente vuoto, ho l’abbonamento, figuriamoci se sarà necessario il biglietto per la bici, i controllori saranno felici di vedere come il treno possa sostituire l’automobile. Ma non va proprio così.

Quando sono sulla carrozza adibita al trasporto bicicletta, un capotreno sulla mezz’età e abbastanza scostante mi contesta la mancanza del biglietto relativo al trasporto della mia bicicletta. Provo a spiegare che scendo alla prima stazione, che ho l’abbonamento, sono un pendolare, che il treno è vuoto, che ho intenzione di usare il treno al posto dell’auto, che in Inghilterra il trasporto bicicletta è gratis su tutti i treni, che usare la bicicletta è ecologicamente corretto, rispetta l’ambiente, fa diminuire il traffico locale e che andrebbe incentivato e non ostacolato, provo a spiegare anche che Trenitalia dovrebbe essere contenta che un pendolare del mio tipo, che normalmente userebbe l’auto, invece usa il treno perché grazie alla bicicletta può sostituire l’automobile. Tutto inutile, e così sborso i 3,5 € per la bicicletta (“per questa volta”, ammonisce il solerte capotreno, “altrimenti multa sarà la prossima in assenza di valido biglietto per la bici”).
Così, tornato nel mondo reale, sono andato a lavoro. Ma il peggio doveva ancora venire. Il giorno seguente infatti mi reco presso l’ufficio assistenza clienti della stazione di Pescara per comprare un abbonamento per la bicicletta. L’impiegato di turno, rimane alquanto impreparato alla mia richiesta. Non conosce alcuna possibilità di abbonamento per la bicicletta. “Che richiesta insolita” pare dire il suo baffo arricciato e annoiato al mio incalzare. Ma niente, a suo avviso, se proprio voglio prendere il treno per andare a lavoro con la bici, devo pagare ogni giorno 3,5 € extra per la bicicletta, anche se l’abbonamento mensile per un umano è di sole 27.8 €.

Quindi secondo Trenitalia devo sborsare circa 70 € al mese per trasportare la bicicletta.

Mi dirigo allora all’ufficio della Direzione Regionale di Trenitalia per presentare il mio reclamo (continua)

0 Comments

  1. Ciao intanto ci accomuna il nome, la passione per la bici, la stazione di Chieti e l’essere pendolari con lo scandaloso servizio di Trenitalia.

    Io sono pendolare ormai da anni prima con i mezzi ARPA ed ora con i Trenitalia, cerco di usare l’auto il meno possibile per gli spostamenti urbani e non.

    Da un po’ di tempo a questa parte sto lottando per far si che anche in Abruzzo almeno i pendolari possano trasportare la bici gratis.

    Alle mie argomentazioni di minor impatto ambientale, diminuzione del traffico ecc. Trenitalia mi ha risposto ” ma se lo immaggina il caos se la gente si porta la bici in treno”.

    Ma lo sapete che un capotreno può rifiutarsi di far salire una bici, anche munita di biglietto e su treni su cui è consentito il trasporto, se reputa che ce ne siano già troppe (anche solo due) :-(

    Insomma il treno e la bici in Italia, ma più in generale i mezzi pubblici e la bici, non formano un binomio vincente, ma come aspettarsi una cosa diversa in un paese dove chi va in bici è visto come un folle? (o un pezzente).

    Leggete, se non l’avete fatto, il libro “La leggenda di monti naviganti” di Rumiz, e riflettete su quanto scrive sulle ferrovie… in Austria le bici viaggiano sui vagoni di prima classe….

    In ogni caso possiamo portare avanti la nostra lotta….

    Ciao Gianluca

  2. hola!

    agli abruzzesi/pescaresi del sito. Sentiamoci, incontriamoci!

    Sono su http://www.borraccedipoesia.it

    Evviva Ilikebike!

    Alessandro

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