Il cicloturismo impossibile di Trenitalia

Buongiorno signori e signore siamo dei turisti dalla Svizzera che ogni anno visitano l’Italia sia a mare, che anche, e sopratutto, in bici. L’Italia ci piace molto, e sopratutto c’è quasi sempre tempo bello, che fa venire voglia di andare in bici! Per arrivare in Italia abbiamo scelto sempre il treno come mezzo di trasporto (persone e biciclette), per non dover ritornare al punto di partenza. Purtroppo siamo stati informati, che da Dicembre 2008 sono stati eliminati i due fin’ora unici treni Eurocity, che hanno permesso il servizio del trasporto bici a seguito. Per noi cicloturisti questa decisione significa, che da adesso in poi cercheremo altre destinazioni per trascorrere le nostre vacanze. […]
Inizia così la lettera che una cicloturista residente in Svizzera ha inviato alla Fiab qualche giorno fa. E’ una lettera che dice chiaramente

che l’Italia e il Gruppo Trenitalia non amano il turismo in bicicletta. Lo dimostrano gli interventi fatti nella stazione di Milano, lo sanno tutti coloro che ogni giorno cercano di utilizzare il treno con la bicicletta al seguito, magari in Abruzzo, dove non esiste neppure l’abbonamento annuale per il trasporto bici.

Dopo l’eliminazione dei treni tedeschi abilitati al trasporto bici al seguito, che da Monaco di Baviera assicuravano ai cicloturisti trasfrontalieri i collegamenti tra Germania e Italia (linee adriatica e tirrenica) a seguito dell’aumento delle tariffe richieste da RFI per l’utilizzo dei binari italiani, ora viene vietato il trasporto delle bici al seguito anche sui treni Cisalpino che collegano Italia e Svizzera.

“Ci facciamo male da soli. Mentre in tutta Europa – dichiara il Presidente della FIAB Antonio Dalla Venezia – il cicloturismo è in continua evoluzione, aumentano le politiche per lo sviluppo della mobilità in bicicletta e diventano sempre più oggetto di studio le ricadute economiche della realizzazione delle reti ciclabili di lunga percorrenza come EuroVelo (in Italia corrispondente al progetto Bicitalia), il Gruppo Ferrovie dello Stato, ma evidentemente anche i referenti del Governo in materia di Trasporti e Turismo, anziché migliorare le condizioni già precarie di trasporto intermodale bici e treno, fanno di tutto per eliminare quel poco che c’è.”

E intanto i cicloturisti cercano nuove rotte…

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  1. Devo ammettere lo sconcerto. Quando ho appreso la notizia della “chiusura delle frontiere ciclistiche” ho pensato ad uno scherzo, ad un prismatico riflesso di mala informazione. Ed invece, da successive verifice, è andata proprio così.

    Da cittadino non posso accettare di veder umiliata così una risorsa, da ciclista mi rode pure particolarmente.

    Ma quale il motivo per vederci sottrarre il trasporto bici?

    Non conto solo sulla neofita antipatia italica per il glorioso mezzo a pedali, per cui dovrò farmi quell’approfondimento sul management che tutto puote.

    Così, a spanne, posso provare ad immaginare che il gioco non valga la candela: mantenere una flotta di automotrici dedicate con relativa manutenzione può risultare antieconomico se, di fatto, non c’è un’adeguata schiera di richiedenti servizio. Ne tantomeno è pensabile di destinare delle vetture al solo periodo estivo, considerata la penuria di mezzi costantemente sovraffollati.

    E restiamo sempre punto e da capo. L’utente non usufruisce del servizio che non c’è e giustamente il servizio decide di deprimersi e scomparire.

    L’abruzzo è sintomatico e la campania segue a ruota.

    La puglia fa eccezione, consentendo da decreto l’utilizzo gratuito del trasporto bici in treno. Eppure il boom non c’è stato. Il lodevole, seppur minimo, incremento di utilizzatori dell’intermodale pugliese c’è, ma suppongo sia più ludico che di reale utilizzo pendolaristico.

    Sempre affranto per la perdita delle ciclovisite austro-franco-germanico-svizzere, mi chiedo se non sia può fruttuoso investire nel trasporto ciclistico locale. Abituare i pendolari cittadini a portarsi in metropolitana la biga, coprire distanze in meno tempo e con meno fatica e, volendo, saltare del tutto i mezzi pubblici.

    Se poi si vuole contare sul consenso internazionale possiamo pure buttarci a costruire un’intera rete autostradale con svincoli a sinistra: per noi del tutto inutile, ma sai gli inglesi che porta?

    PS: L’altra settimana dalla metro linea 2 napoletana (quella vecchia, per capirci) è sceso un giovanotto con al seguito una bici decathlon attrezzata per il percorso urbano. Sulla metropolitana di napoli NON SI POTREBBE portare nemmeno il passeggino per i pupi, ma il calabrone non lo sa e continua a volare.

    Cristiano dalianera

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