La bici vietata e quella antistress

La bici fa bene alla vita di coppia. L’avreste mai detto? Eppure sono queste le conclusioni citate dal Corriere.it di uno studio commissionato dall’associazione  «Donne e qualità della vita» e che è stato presentato all’apertura di Eicma 2009, il Salone internazionale dedicato alle due ruote a pedale lo scorso 18 Settembre. Su circa 200 psicologici presi a campione, ben il 29% ritengono che “facilitano i rapporti a due e l’armonia, perché meno alienanti dell’auto (33%)”. Anzi per il 2% “andare in bici è un’attività che, se fatta insieme, contribuisce a ristabilire la complicità col partner”. Non solo, la bici aiuta a combattere lo stress visto che “andare al lavoro a piedi o in bicicletta, assicurano gli psicologi, aiuta ad affrontare la giornata con minori tensioni, dal momento che tutto il corpo è stato messo in movimento” al contrario dell’auto visto che per il “55% degli intervistati lo stress maggiore si accumula proprio al volante”. Una valutazione che dovrebbe far riflettere quanti hanno risposto, invece, ad un altro sondaggio pubblicato questa volta da Repubblica.it e che da un quadro di un paese “autodipendente”. Ovvio visto che “il 70% degli automobilisti italiani ritiene l’auto indispensabile o necessaria: per andare in ufficio prima di tutto (46%), ma anche per fare acquisti (17%) e per spostarsi nel tempo libero (13%)”. Ma se in Italia la bici ed i sistemi di mobilità alternativi vengono ignorati se non perfino boicottati, come ha dimostrato la cronaca più recente e nonostante sia ormai noto che i ciclisti siano tra le prime vittime della strada, da altre parti le due ruote più amate di questo blog sono oggetto di veri e propri divieti. A riferirlo è un articolo del sito Treehugger (via BoingBoing.net) che, per esempio, racconta che a Johson Country nello Iowa (USA) sta circolando una petizione per vietare tutte le bici sulle strade che collegano le campagne alla città perché considerate “insicure”. Non solo, in molte scuole USA vengono applicate delle particolari misure contro i genitori e gli studenti ciclisti. E ancora, in Nord Corea una legge degli anni ’90 vieta alle donne di guidare una bici. Bici che sono vietate nella capitale Pyongyang. Stessa sorte in Arabia Saudita dove le bici vengono considerate “il cavallo di Satana” e le donne non possono guidarle sulle strade principali, tranne in casi nei quali chiedono il permesso per motivi di lavoro. Sempre meglio dell’Iran, però, dove per il ciclismo femminile è disapprovato e per evitare scene sul modello “bellezze in bicicletta” le autorità hanno progettato un modello di bici con cabina che sembra non sia entrato mai in produzione. Speriamo che gli estensori del nuovo codice della strada non li prendano ad esempio!

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