La bicicletta negli Stati Uniti e in Cina

Per vedere come va il mondo occorre uno sguardo “binoculare” che sappia con una certa dose di strabismo sbirciare da una parte e dall’altra del pianeta per vedere l’erba che cresce: quella buona e quella cattiva.
U.S.A. Qualcosa si muove e sembra farlo su due ruote. Le cifre del settore parlano chiaro: sei miliardi di dollari l’anno per un totale di 18 milioni di biciclette vendute, stando ai dati della National Bicycle Dealers Association. Il prezzo della benzina aumenta e gli americani che sono gente pragmatica anziché farne un dramma inforcano la bicicletta. Negli States la bici mania non riguarda solo i giovani, ma comincia a diventare fenomeno per tutte le età e fioccano le iniziative volte a promuovere l’uso della bicicletta. Maggio è sicuramante un mese “caldo” ciclisticamente parlando.E’ infatti proprio di questa settimana l’iniziativa Bike to Work promossa dalla Lega dei ciclisti  volta a incentivare l’uso della bici per andare in ufficio e domani il gran finale con il Bike-to-work day. Un’iniziativa questa, che ci piacerebbe avviare anche in Italia magari assieme agli amici della Fiab.

CINA. Si recita il dissennato copione di noi occidentali.

I cinesi cominciano ad appassionarsi ai SUV come spiega Yingling Liu, che coordina il China Program del Worldwatch Institute “Le importazioni di SUV di lusso nel 2007 ha raggiunto livelli record, con marche popolari che vanno dalla BMW e Porsche a Lexus, Cadillac, e Volvo – continua Yingling Liu. Tutte le principali case automobilistiche internazionali stanno approfittando di questa crescita vertiginosa della domanda e attraverso questa insana passione per i SUV si fa largo nella società cinese la cognizione tutta occidentale di velocità e libertà individuale. Fino a quando anche loro non si accorgeranno che la (presunta) felicità che il trasporto privato doveva garantire provocherà infelicità (pubblica e privata). E speriamo che anche loro trovino un Ivan Illich e che lo ascoltino più di quanto abbiamo fatto noi.

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