Muoversi meglio di Alberto Croce

Riproniamo oggi un articolo uscito venerdì scorso su Il Corriere di Bologna a firma dell’ing. Alberto Croce che da tempo si occupa di Mobilità e in particolare di mobilità ciclistica. Egli è convinto che il traffico si possa ridurre guadagnando in salute e risparmiando anche. E noi con lui.

“Modificare le abitudini”: questa è l’espressione usata di recente dall’assessore provinciale all’Ambiente per delineare il rimedio più efficace per alleviare gli effetti inquinanti del traffico cittadino. Confidare maggiormente sull’uso della bicicletta come mezzo di spostamento cittadino: questa l’indicazione che in precedente occasione forniva l’assessore comunale alla Mobilità di fronte all’evidenza che il car sharing e la condivisione dell’auto tra più persone (car pooling) possono incidere solo in modo marginale, poiché sono applicabili solo ad una fascia ristretta di cittadini. 

Valutazioni assolutamente condivisibili in quanto ispirate da una lettura non ideologica dei fatti e perché indicano una prospettiva nel contempo concreta e “strategica” nel senso più forte del termine. Occorre prendere atto che dopo anni di pratiche (es)temporanee per fronteggiare lo smog esse non hanno (né hanno avuto) alcun significativo effetto, se non quello di diffondere in ogni ceto sociale la consapevolezza della grave situazione di degrado che le città vivono come risultato di un traffico motorizzato portato all’eccesso. D’altro canto le soluzioni “strutturali” tardano a concretizzarsi per diverse ragioni. Quanto suggerito va tradotto in termini espliciti: solo un “nuovo stile” di comportamento personale che riduca l’abuso individualizzato dei veicoli a motore può apportare quella riduzione di effetti negativi che esso trascina con sé. Prendiamo atto una buona volta che tecnologie più evolute, infrastrutture migliori, sistema trasportistico più organizzato sono obbiettivi necessari ma anche strumenti insufficienti per se stanti ad evitare congestione, decadimento degli spazi pubblici, crescenti difficoltà a fruire dei servizi e a non pregiudicare l’accessibilità dei luoghi più preziosi delle nostre città. Infatti, l’inestricabile problema a tre variabili – quella economica (sprechi di energia e tempo lavoro), quella sociale (incidenti, difficile accesso ai servizi) e quella ambientale (salute e qualità urbana) – creato da una mobilità esageratamente incentrata su auto e moto non trova soluzione – in nessun luogo del pianeta – solo con provvedimenti “tradizionali” come si è fatto fin qui, appunto, senza arrivare a risolvere le cose. Occorre ripartire da un punto di vista diverso. Non è più possibile – né ragionevole – far assegnamento su grandi interventi, grandi risorse, tempi lunghi: occorre chiedere a ciascuno di noi di rivedere il proprio stile quotidiano di mobilità. E’ ora di interrogarci seriamente –a cominciare dai comportamenti minuti e da un numero anche limitato di casi– se sia possibile scegliere di muoverci in modo realmente “più intelligente”: ovvero sostituire un tragitto in auto con una passeggiata o con una breve pedalata; ne beneficerà immediatamente il nostro fisico e di riflesso l’ambiente: libereremo spazio a chi ha davvero bisogno dell’auto. Questo nuovo stile potrebbe essere contagioso ed essere emulato, fino a diventare massa critica e modello, come è avvenuto per le pratiche salutiste e le diete. I pubblici amministratori devono però agire in coerenza con le dichiarazioni e far la loro parte in modo risoluto, decidendo interventi per restituire spazio fisico praticabile e sicuro a chi decide di camminare o di usare la bici,specie nelle aree semiperiferiche; a loro spetta il necessario coraggio per allargare i marciapiedi, stringere le carreggiate e far spazio a piste ciclabili che siano tali, senza temere lo scontro con mentalità conservatrici. Solo così avrà senso investire anche in opere di trasporto più impegnative (tram, ecc.) e vi sarà sollievo dai mali della “congestione da traffico”.

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