Resistere, pedalare, resistere…

...e ancora pedalare. Questa manifestazione di Fiab mi ha sempre fatto pensare al film di Kim Ki-Duk “Primavera, estate, autunno, inverno … e ancora primavera.” L’ho visto tanti anni fa e ne conservo un ricordo perlopiù emotivo molto simile a quello che nasce con certe pedalate lunghe e inedite, che ti lasciano addosso quella giusta vibrazione che diventa memoria buona. Emotiva appunto.
C’è un nesso profondo tra il resistere e il pedalare. Soprattutto in salita, quando chiedi al tuo corpo che non ne ha più di riposarsi per il prossimo tornante.
Sono anni duri questi. Spietatati per tanti versi. E ingiusti. Ecco perché pedalare e resistere hanno un senso, oggi forse più grande che in passato.

Ma c’è qualcosa oltre la Resistenza? Certo, si chiama Liberazione. In Italia lo si festeggia dopodamani.

Nel bolognese (guarda sito del Monte Sole Bike Group) è previsto un incontro con Renato Romagnoli (nome di battaglia Italiano) autore del libro “Gappista. Dodici mesi nella settiman Gap”. Uno che ha scritto: “Ben presto ogni bicicletta diventa un incubo per i nazifascisti, in ogni ciclista si vede un ribelle pronto a sparare sull’occupante, a colpire i sui servi in camicia nera…”.

Ma chi va in bici aspetta un’altra liberazione: quella delle strade delle nostre città. Per questa liberazione si ritrova a Roma sabato prossimo per #salvaiciclisti

Non è una battaglia per una presunta “bicicrazia” ma occasione per tutti di trasformare questi anni di regresso in vero progresso.

 

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