Qual è il Paese dei balocchi della bici?

Riceviamo da Massimo Fagioli che abbiamo consciuto su questo blog tempo fa una bella riflessione nata dal suo essere un italiano che ama la bicicletta e che vive in Germania. Un post un tantino lungo ma che merita la lettura.

Germania, il Paese dei balocchi?
Un´amica che torna entusiasta da una vacanza ciclistica tra Berlino e la Danimarca definisce sul Forum di Firenze in bici la Germania il Paese dei Balocchi; cioe´ il luogo dove ciclisticamente parlando e´possibile giocare e divertirsi, sapendo di poter fare affidamento su una rete organizzativa locale sapientemente predisposta. Scruto le gocce di pioggia che solcano impietose da settimane i vetri delle mie finestre, nella casa di Francoforte. Mi viene il dubbio che piova solo nel mio giardino; ma i giornali, la televisione confermano che si tratta di un agosto impossibile, il piu´ piovoso di sempre da quando…, non so piu´ da quando, sono primati che ormai si aggiornano ad ogni stagione; il clima dev´essere dopato.
Dunque vivo nel Paese dei Balocchi? Capisco l´affermazione, ma non so quanto  mi ci riconosco. Non ce la faccio proprio a chiamare Bengodi un luogo del pianeta dove puo´ capitare che agosto ti regali solo uno o due giornate di cielo azzurro e di calore; o, almeno, di quel  tepore che fa bene sentirsi sulla schiena mentre si pedala.
E se fosse invece l´Italia, il Bel Paese anche per la bici? La sfida e´ lanciata: proviamo a sottrarci alle lune metereopatiche e affrontiamo l´argomento su basi piu´ scientifiche. Per quanto rientra nelle facolta´ umane e nelle possibilita´della organizzazione sociale, i tedeschi sono assolutamente dei maestri. Basta considerare, per rimanere sul tema, l´organizzazione della mobilita´ cittadina. A Francoforte, che non e´una delle citta´ tedesche piu´ ciclofile, il 18% degli spostamenti quotidiani per lavoro avviene comunque su due ruote, ovvero su bicicletta, data la percentuale irrisoria di trasferimenti su  scooter o moto. L´obiettivo e´quello di raggiungere nei prossimi anni il 25%. Stazionare davanti ad un liceo e guardare quanti ragazzi e ragazze arrivano a cavallo di attrezzati e moderni velocipedi infonde fiducia. Balza agli occhi che qui non si vedono certi catorci cittadini che da noi e´ giocoforza adottare per l´alta incidenza di furti, rimozioni dei vigili urbani e malversazioni di automobilisti. I giovincelli tedeschi ci tengono ad avere bici ben verniciate e  dal design accattivante e ci si pavoneggiano pure; un giorno avranno anche la Mercedes, (senza passare dal motorino) ma continueranno a disporre  e fare uso di belle ed efficienti biciclette corazzate (stile Mercedes, appunto). Avranno dalla loro, come automobilisti, la conoscenza diretta di come si muove una bici in citta´e sapranno meglio interagire con essa. Naturalmente disporre di buone biciclette ( e piste intelligenti) per gli spostamenti quotidiani non e´solo una considerazione estetica: significa una migliore resa del mezzo di trasporto, una minore fatica, un diverso piacere. Tutti elementi fondamentali per la crescita di una mobilita´ compatibile con l´ambiente e concorrenziale con i mezzi a motore. Questa e´ una citta´ dove ci si muove e ci si sposta di fretta, e la bicicletta se la gioca alla pari con il mezzo pubblico  e con l´auto.
Sulle piste ciclabili non si pedalicchia ma si corre(!) per arrivare in
orario e questo fa uno strano effetto a chi associa la bicicletta ad uno stile di vita´slow´.  Il giovane agente di borsa deve arrivare qualche minuto prima dei colleghi, per avere il tempo di rassettarsi e cambiarsi: dentro lo zaino ci sono giacca pantaloni camicia bianca e cravatta. Dottor Jekill e Mr. Hide? No. Semplicemente un uso socialmente trasversale della bicicletta. E quante belle signorine in tacchi a spillo sui pedali!Allora e´ il Bengodi, pioggia a parte? Beh, forse la perfezione non e´ di questo mondo. Domenica, data la perenne minaccia di diluvio universale, mi sono concesso solo un giro cittadino, verso quartieri che non conosco e comunque ben collegati da numerose piste ciclabili  che al ritorno pero´ mi hanno improvvisamente scaricato in mezzo al traffico in ´piazza della stazione´. Sono tornato indietro, per verificare che non mi fossi perso qualche deviazione salvavita ma no, la pista ciclabile (dalla fiera di francoforte alla stazione-figurarsi) finiva proprio cosi´, all´italiana, senza neanche un mezzo cartello ´Ende´. Allora tutto il mondo e´ paese? Situazione di sostanziale equilibrio? L´italofilo che in me s´accapiglia con il mitteleuropeo gioca l´asso: il territorio della Germania, mosso al sud, e´ completamente, disperatamente – e´ un suo punto di vista personale – pianeggiante al nord.
Questo ha sicuramente influito sul successo della bicicletta come mezzo di trasporto di massa, come del resto in Olanda, ma certamente toglie quel che di eroico,mistico, lirico, introspettivo, una escursione ciclistica con ascesa alla cima e panorama dall´alto (sulle proprie fatiche) puo´ offrire. A Firenze  mi bastavano pochi chilometri ed avevo un´offerta ineguagliabile di erte, poggi, collinette, piazzali panoramici; tuttavia quelle poche inevitabili centinaia di metri di circonvallazione mi facevano subito sentire a disagio, gia´ fuori posto, immediatamente intossicato dai gas, contagiato da quel diffuso rancore di tutti contro tutti quintessenza dello stile di vita delle citta´ strozzate e stressate dal traffico. Invece in Germania… Non ci sono colline (quasi), e non e´ mai facile uscire dalla citta´ in quanto le vie di uscita finiscono spesso per diventare delle autostrade; ci sono pero´ le foreste, che sono il vero sfogo naturale dei centri urbani tedeschi e che permettono a migliaia di cicloamatori, dallo sportivo alla famigliola con bimbi piccolissimi, di concedersi serene e sicure pedalate di decine di chilometri al fresco (garantito) del bosco. Vastissime oasi naturalistiche a ridosso delle citta´, in alcuni casi all´interno delle stesse, che ciascun tedesco, indigeno o acquisito, si gode in ugual misura, disponendosi a difenderlo con le unghie e con i denti da qualsiasi tentativo di speculazione edilizia o usurpazione privata (per esempio ad opera di grandi compagnie). Qui il verde e´di tutti; non saprei trovare un´altra definizione cosi´ succinta ed espressiva di cosa si debba intendere oggi per democrazia. E forse la differenza sta proprio qui: l´Italia sconta un difetto di condivisione di valori, di comunione di spazi e di partecipazione al benessere che inevitabilmente finisce per ripercuotersi nella quotidianita´.
Un amico in visita, qualche giormo fa, mi faceva notare la sua meraviglia nel camminare per le strade di Francoforte e sentire le voci dei passanti invece che il rumore dei motorini e delle auto. Una sensazione che non conosceva piu´. E questo, se non e´ ancora il paese dei balocchi, e´ certamente il segno di una qualita´ della vita che dobbiamo recuperare.  

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