Perchè l’obbligo del casco in bicicletta?

Ogni posizione è ormai superflua. La commissione lavori pubblici del senato ha prodotto un ddl sulla sicurezza stradale in cui è prevista l’obbligatorietà dell’uso del casco per i ciclisti. La notizia è di ieri, 25 aprile, e ci regala un bell’esempio di “liberazione”.

Si legge su il sole24ore: “…Per i ciclisti arriva il casco obbligatorio, a norma, accompagnato da bretelle o giubbino catarifrangente se ci circola dopo il tramonto e prima dell’alba o si transita in galleria. Per invogliare a spostarsi in città in modo ecologico un emendamento approvato consente ai ciclisti di parcheggiare sui marciapiedi e nelle aree pedonali, a patto che non si intralcino pedoni e disabili….”
Un ulteriore regalo alla falcidiante schiere dei motorizzati. Una suppostina rinvigorente per il pil. Perchè, e non c’è storie, quando il gioco si fa duro i deboli continuano a pagare e più forti ad avvantaggiarsi.
L’obbligatorietà porta sempre a questo, al discrimine: chi sì e chi no.
Il mio non è un discorso sull’utilità o meno del casco, è una presa di posizione sul modo in cui una legge possa farci diventare soggetti di ricatto. Un altro precetto, un obbligo che già nasce disatteso, utilissimo solo per le facezie assicurative e come disincentivo alla mobilità dolce. La bici non è un mezzo motorizzato, non raggiunge velocità letali, è intrinsecamente innocuo. Allora a chi fa paura? Chiedetelo a Eva, chiedetelo ai signori nella foto. Tutti muniti di casco.

Un mondo alla rovescia, dove, a chi uccide si offre la foglia di fico per coprire la vergogna.

Cris(ignoreAnarchico)

13 Comments

  1. Dov’è il gruppo parlamentare degli amici della bicicletta trasversale agli schieramenti? Il totalitarismo di questo governo (e chiamiamo le cose col loro nome una buoba volta, T O T A L I T A R I S M O!) ormai si esprime in ogni ambito. Appunto, in modo totalitario.

    Giuseppe

  2. Bene…. allora non avevamo ancora toccato il fondo? con gli sceriffi FS, multe a bici parcheggiate, vigili urbani sempre pronti a ricordarti che in bici bisogna andare in strada o nelle ciclabili (a trovarne!!!)etc etc… Mi hanno convinto, da domani vendo tutte le mie bici e mi compro un bel SUV così posso tranquillamente parcheggiare sul marciapiede (alla faccia dei portabici che non ci sono mai) e una bella moto in modo di essere sicuro di arrivare in centro senza problemi.

  3. Totalmente d’accordo.

    Il casco in bici è un palliativo, sotto il profilo della sicurezza, e un sicuro disincentivo alla mobilità ciclabile.

    Un’altra arma in mano, appunto, ai vigili smaniosi di arroganza, ed alle compagnie assicuratrici dei pirati della strada. Il concetto è infatti ribaltato: non sono quelli che fanno attivitrà pericolose che devono astenersi o devono essere prudenti, sono gli altri che devono proteggersi.

    Cioè, un’altra volta, ribadiamo il primato dell’automobilista che ha il diritto di mettere a repentaglio la vita degli altri, e sacrifichiamo i diritti di coloro che salvaguardano la salute (anche) degli altri evitando di inquinare.

    Un altro bell’esempio di politica “al contrario”: premiamo i cattivi e puniamo i buoni.

    A quando il casco e le protezioni per i pedoni che attraversano sulle strisce pedonali?

     

  4. Ho appena creato un gruppo Facebook contro ‘sta fesseria del casco obbligatorio, aderite e fate circolare, grazie

    http://www.tinyurl.com/NoCasco

  5.     << Il casco in bici è un palliativo, sotto il profilo della sicurezza, e un     sicuro disincentivo alla mobilità ciclabile. >>

    Scusa ma è falso.

    Il casco SERVE non è un palliativo. Sopratutto in città.

    Il giubbino catarifrangente serve come le luci

    http://www.ilikebike.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=624

  6. io vado su e giù per i monti in bici, sono caduto più volte, e senza casco probabilmente avrei la testa più ammaccata…poi vado al lavoro tutte le mattine in bici in città sempre col casco e per fortuna non mi hanno ancora investito.

    perciò?

    il casco serve ma solo per proteggerti da cadute tranquille, certo non per fare frontali coi SUV o per essere investiti sulle piste ciclabili.

    io personalmente lo metto quasi sempre, anche d’estate, (uso un vecchio casco da roccia Camp, forse neppure regolamentare…), fondamentalmente perchè mi aiuta a celare l’incipiente calvizie…

    claudio

  7. Chiedo scusa a Haldo, ho erroneamente cliccato “rispondi a questo” e invece voglio rispondere pubblicamente.

    Dici che il casco serve. Ti ringrazio per la precisazione ovvia, TUTTO serve, anche gomitiere, pettorina e ginocchiere.  Anche girare dentro un’armatura, se vogliamo essere iperbolici.

    Il discorso è che un politico intelligente soppesa pro e contro, incentiva con le norme le persone che fanno bene, anziché vessarle, e disincentiva le attività socialmente pericolose. E invece ci allontaniamo sempre di più dalla civiltà a dimensione umana per creare sempre di più una società assurda, piena di regole per lo più disattese, a vantaggio di pochi e a discapito dei più.

    Hai idea di quanta gente smetterà di andare in bici a causa di questa bella novità? io faccio almeno 100 km alla settimana da e per il lavoro, ho luci, campanello e freni tutto in perfetta efficienza. Ma già mi ci vedo a pedalare sotto il sole d’agosto, con i miei bei capelli lunghi sotto il casco, arrivare in ufficio con la chioma bagnata di sudore. Un conto è girare in motorino, un conto è pedalare, con il casco in testa. E tutto questo per cosa? per mettere una foglia di fico ai problemi irrisolti di sicurezza delle strade.

    Sai quanti non volendo lo sbattimento del casco anziché prendere la bici prenderanno l’auto per fare poche centinaia di metri?

    Sai quanta gente muore investita sulle strisce pedonali? e quindi? vogliamo forse imporre ai pedoni di mettersi un’armatura d’acciaio, pensando che serva? certo che serve, dirai tu. Allora avanti così, facciamoci del male.

     

     

  8. Ciao, secondo me il casco in bici serve. Come servono le strisce catarifrangenti.

    Scendevo lungo una discesa tranquilla, senza una macchina, sentii improvvisamente un rumore metallico, il tempo d’abbassare gli occhi, rialzarli e avevo davanti a me una curva a destra, impostare la curva e finire in terra fu un tutt’uno.

    Andavo ai 30 km orari.

    Mi ruppi la clavicola e due costole, almeno una di queste mi forò un polmone … e il casco ? Agganciato regolarmente in testa, si era un po’ aperto.

    Finì che mi fece 12 gg d’ospedale ma la testa era a posto.

    Il casco non cambia negli incidenti tosti ? Portare quello integrale da moto forse è spropositato.

    E in città si muovono anche le macchine.

    Non contesterei quelli che dicono di metterci il casco, bensì quelli che non creano le occasioni e gli spazi per muoversi in bici.

    Qualcosa si fa ma siamo indietro ma molto.

  9. Non ti protegge da un bel “tatuaggio da asfalto” (il dottore del pronto soccorso mi ha detto che si chiama così) sulla faccia.

    E’ scomodo d’estate e rovina i capelli.

    Ma quando lo guardi dopo una caduta ringrazi di averlo avuto in testa.

    Non ci stanno chiedendo di andare in giro con l’armatura medioevale, per adesso si parla solo di elmetto.

  10. Insisto. Nessuno nega che il casco serva. Io pratico dh (down hill) e sono abituata a mettere casco integrale, ginocchiere e pettorina, quindi non è il casco in sè che mi da fastidio.

    Il problema è che faccio anche 100 km da e per il lavoro, faccio l’avvocato e semplicemente NON POSSO arrivare in studio o in tribunale con i capelli bagnati di sudore. ERGO sono costretta ad abdicare al mio meraviglioso mezzo in favore di uno stressantissimo e odioso scooter: magari potrà anche capitare di sudare (d’estate) col casco andando in motorino, se ci sono cinquanta gradi, ma non sarà mai come fare 5 km pedalati sotto il sole, con gli stessi 50 gradi e con il casco in testa. Ora mi sono spiegata?  se poi voi volete girare con il casco, nessuno ve lo vieta, anzi! ma ci sarà pure un motivo se la FIAB europea è contraria all’obbligo, e se in Olanda, dove circolano milioni di bici non esiste questo obbligo, come nel resto d’Europa! il motivo si chiama: valutazione dei costi/benefici. Quando io e molti altri ciclisti/e avremo mollato la bici per uno scooter, non è che per caso avremo aumentato il traffico, l’inquinamento e soprattutto le occasioni di sinistri stradali?

  11. Per non parlare del definitivo affossamento del bike sharing…

  12. Leggo e rileggo blog e articoli sull’argomento da giorni. E se gli articoli, tranne qualche ragionevole posizione sostenuta da scellerati argomenti, plaudono ad una “norma di cui si sentiva la mancanza” il popolo dei commentatori si spacca.

    Pochi a dire il vero si sono misurati dati alla mano sulla reale utilità antifortunistica dell’elmetto, molti hanno però parenti o amici gravemente menomati da una banale caduta che il casco avrebbe attutito. Deduco che la funzionalità sia misurabile solo con parametri statistici applicati alla fisica meccanica, i cui risultati vagano nell’ignoto ambiente degli addetti ai lavori.

    Salto a piè pari la questione, quindi, fermo sulle mia mia posizione che il casco è sempre meglio metterlo. Dov’è allora il problema? Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali, cioè non c’è crimine se non c’è stata prima una legge a definirlo tale.

    Quello che mi turba, e non poco, è l’aspetto tecnico-legale che una norma del genere apporta. Una meschina similitudine (in odore di attualità) potrebbe essere quella che lega il cacciatore alla cacciagione: fucili spianati 12 mesi all’anno, se gli animalisti hanno problemi mettessero giubbini antiproiettile ai passerotti. Considero in maniera forte ed irremovibile la biciletta un mezzo innocuo, integrabile a tutto. Per massa, conformazione, materiali e struttura non paragonabile a nessun altro mezzo di locomozione. Ma la realtà è che non è compreso. Chi si avventura nelle raccapriccianti piste ciclabili, si tuffa nel caos del traffico motorizzato, si lancia giù da un dirupo da downhill estremo è considerato, dal legiferatore, alla stessa stregua. Non è così. Del downhill e della pista ciclabile, per diversi motivi, al legiferatore non gliene cale. Ma del traffico motorizzato si. E questa norma sembra, inserita a forza in un sedicente “pacchetto sicurezza” che prevede DODICI norme per i mezzi a motore ed UNA per i velocipedi (ancora li chiamano così, signorepietà) sembra messa più a favore degli uni che dell’altra. Da avvocato del diavolo, cosa comporterebbe l’applicazione di una tale norma? La signora Wanda, 56enne madre e quasi nonna, inforca la sua olandesina d’acciaio per andare al mercatino di Sermide. Il casco non lo mette, povera stolta. La signora Wanda va in bici dal ’60, il casco non l’ha mai messo e l’unico infortunio grave è stato pizzicarsi i polpastrelli nella leva del freno. Però lei non sa che domani, sulla provinciale, una fiat punto sparata a 120 all’ora la spazza via dai dati auditel. La conducente del mezzo, Pia, si avvede della sciagura e chiama i soccorsi. La povera signora Wanda non vedrà nascere i nipotini, ma gli stessi come saranno risarciti della perdita della mai conosciuta nonna? Applico la logica che oggi le assicurazioni applicano alle motociclette e mi rispondo da me.

    E se un tutore delle forze dell’ordine mi piazza la paletta davanti e disgraziatamente ho lasciato il casco a casa? Una multa, che vedrà la decurtazione dei punti quando introdurranno la patente per i velocipedi (sic!).

    Ora, essere multato a Napoli perchè sprovvisto di casco in bicicletta produrrebbe in me una sincope letale da ilarità, per cui non sarebbe nemmeno un problema mio, alla fine. Per questo, ed altri motivi che non espongo per non tormentare la pazienza del lettore, mi sento come il passerotto con il giubbino antiproiettile davanti ad un plotone di cacciatori.

    E se la norma restasse disattesa (come in molti si aspettano)? Ennesima e totale presa per i fondelli, criterio di ricattabilità da tirar fuori dal cilindro al momento del bisgno.

    Discutiamo anche di tutte le obbligatorietà che volete, ma quando l’Italia sarà come Svizzera e Napoli come Copenhaghen.

    Altrimenti: qui i buoni propositi e qui il cesso. Equalizzate.

    Cristiano dalianera

  13. clap clap dalianera.

    E’ proprio quello che hai scritto tu, la foglia di fico gettata sul delirio delle nostre strade, il cavillo che serve alle assicurazioni per non risarcire il danno o per limitare il risarcimento, l’arroganza del vigile che ha voglia di supremazia, l’ulteriore beffarda eccezione dell’automobilista sempre pronto ad insegnarti come si sta al mondo.

    Purtroppo, infine, l’ennesimo spazio che divide l’essere umano dall’insieme di regole che dovrebbe accompagnarlo verso il progresso.

     

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