Scuola e bici a Francoforte

Riceviamo da Massimo Fagioli questa testimonianza che allarga gli orizzonti sul tema bici e scuola e fa emergere il colossale ritardo del nostro Paese.

Nelle prime settimane di residenza a Francoforte riceviamo una circolare dalla scuola elementare di Willi, che fa la quarta e ha otto anni, con cui si rende noto alle famiglie che nel programma scolastico del primo semestre rivestiranno grande importanza l’educazione stradale e la manutenzione in sicurezza delle bici dei bambini.
Resto sbalordito: mi rigiro il foglio tra le mani, pensando allo scherzo di un amico; ma le firme sono proprio quelle delle due insegnanti principali, ovvero le maestre di tedesco ed italiano (si tratta di una sezione bilingue). Mia moglie – tedesca – cerca di celare la soddisfazione, ma è chiaro che stiamo uno a zero per loro.
Il bambino nei giorni seguenti torna da scuola con compiti da fantascienza, tipo l’apprendimento in entrambe le lingue del lessico inerente alla bicicletta, mentre in classe la lezione di arte consiste nel disegnare una bicicletta con tutte le sue componenti. In matematica al posto del solito contadino che vende dieci scatole di 6 uova ad un euro e cinquanta, compare un bambino che si sposta da casa a scuola, e poi al parco giochi, con  la bici, percorrendo chilometri tot, che alla velocità media di tot fanno eccetera eccetera. 
Il comando dei vigili informa che saranno effettuate due uscite ( di tutta la mattina) con i bambini in bici, scortati da loro e da genitori volontari. Segue l’elenco degli accessori obbligatori (casco, faretti, catarinfrangenti ecc.). Come prima uscita i bambini vengono trasferiti in un bosco e nei pressi di una torretta dove si racconta che Goethe amasse ritirarsi in contemplazione, si tengono delle esercitazioni su percorsi urbani simulati. Nell’occasione viene effettuato un check tecnico di gomme, freni, catene e i vigili stessi donano e montano sulle bici sprovviste catarifrangenti sotto il sellino, il manubrio ed i raggi. Per l’uscita successiva i genitori sono pregati (intimati) di predisporre le luci attive mancanti. Per operare al meglio si decide di dedicare due mattinate invece che una alla prova su strada, quella decisiva per l’esame. Sorrido, poi però vengo ad apprendere che sarà rilasciata ai bambini un patentino ciclistico che non è esattamente il diplomino che da noi alla fine di un corso non si nega a nessuno, figuriamoci ai bambini, bensì un documento che ha valore legale: i bambini che non lo ottengono non sono ritenuti in grado di muoversi da soli sulla strada, e devono pertanto essere sempre accompagnati dai genitori, sotto la loro responsabilità. La cosa è dunque terribilmente seria. Partecipo come volontario alle prove; sono l’unico genitore, mi tengo in mezzo al gruppetto, aperto e chiuso da un poliziotto (con la pistola). Non nego di essere emozionato. Non prendo la Bianchi da corsa, anche se ci avrei fatto un figurone con i ragazzi, perché naturalmente sprovvista, come si usa da noi, di qualsiasi accessorio che non sia concepito per andare più svelti; figuriamoci se c’è il campanello! Ripiego su una bici da donna provvedendo a riparare la dinamo e sostituire i fanali alla modica spesa di cinquanta euro. I poliziotti sono due buoni diavoli ma per ovvie ragioni tra noi non c’è quasi dialogo, io parlo male il tedesco, scusa, pardon. Ci muoviamo sulle strade del nostro quartiere, uno dei pochi ‘in collina’, tra salitelle e discesine, spesso in sensi unici con permesso di transito in entrambe le direzioni per le sole biciclette. Le auto in circolazione sono un decimo di quelle che troveremmo in una città italiana; per non parlare dello stile di guida. I bambini tedeschi a otto, nove anni sono già piccoli ometti ed atletiche fanciulle, e se la cavano egregiamente. Devono segnalare con la mano ogni svolta a destra o a sinistra, e fare attenzione a muoversi conformemente ai segnali stradali. Qui prevale la consuetudine di regolare la precedenza in base alla provenienza da destra, anche se qualcuno si immette da una strada che noi diremmo secondaria, e che marcheremmo con uno stop. Possono capitare dei malintesi. Anche il mio Willi se la cava bene; solo tende ad aumentare la velocità, forse per dare un’impressione di sicurezza. Viene promosso, pur se non con il massimo dei voti. Sulla bicicletta viene applicato l’adesivo ‘geprueft’, come dire ‘testata’, ‘approvata’. Ottiene il patentino. Non è così per tutti: tre bambini vengono rimandati. Potranno muoversi in bici solo se accompagnati dai genitori. Mi accorgo di temere che da domani Willi contesti il mio ruolo di chioccia e intenda pedalare fino a scuola da solo.
Dovrai prima passare sul mio cadavere, carino!  

Massimo Fagioli

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  1. …e invece è proprio ora che Willi se ne vada a scuola da solo, visto che è “geprueft”! Grazie per il bel servizio, che ho segnalato anche agli amici su Facebook, con reazioni entusiaste (o disperate…)

    Vittorio

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