En danseuse

Ieri pomeriggio mentre pedalavo verso casa mi si è rotta la sella. Si è spezzato il perno filettato che la teneva fissata sul canotto. Nessuna conseguenza, non sono caduto, non mi sono fatto niente, ho solo raccattato i pezzi (sella, piastrine e frammenti vari) e pedalando “en danseuse”, come diceva mio padre, che aveva fatto le scuole in francese, sono andato a cercare un meccanico. Il primo era chiuso, il secondo no.
Mi ha rimesso in sella (letteralmente) nel giro di dieci minuti, con una spesa di otto euro. Che cosa significa tutto ciò?
Che la bici è un mezzo molto economico?
Che anche il duro acciaio si spezza sotto la spinta delle mie cosce tutt’altro che poderose e che pertanto l’obbligo di marchiatura è cosa sacrosanta?
Che a Bologna ci sono ancora dei meccanici (rumeni) di biciclette, di poche parole ma di molti fatti?
Non lo so, quel che è certo è che mio padre non parla più, né in francese né quasi in italiano, ha l’Alzheimer, e la sua bici non ho alcuna idea di dove sia finita.

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  1. Ah! Quei perni di didò! Li conosco, sono gli stessi che giocarono il brutto tiro di Fantozziana memoria mentre si cercava di montare in sella “alla bersagliera”.

    Non ci fu tempo di fare il danseuse.

    Un altro dato di fatto è che a parità di tempo ti rimettevo in sella con 3 euri.

    Ma questi sono ancora segreti di arrangiartigiani napoletani da diverse generazioni, che apprezzano l’economicità del mezzo a pedali e la sincera pesantezza dell’acciaio.

    D’altrocanto apprezziamo in un certo qualmodo anche zio Alzh, se fantasiosamente lo interpretiamo come il silenzio che avanza perchè nessuno più vuole ascoltare. Per la bici: cerca nel posto meno ovvio, ovviamente!

    Cris, par el danseur

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