Il monumento alla bici (alla memoria!)

Mi trovo a Ostuni che è la città dove sono nato e dove vivono la maggior parte dei miei consanguinei, genitori e fratello compresi. Ostuni è una deliziosa cittadina e lo dico non per ragioni campanilistiche, ma perchè dal punto di vista territoriale offre una serie di vantaggi impagabili. E’ in collina (che qui si chiama “la selva” ) ma il suo centro storico (la famosa Città Bianca) si affaccia come un alveare che guarda a est, sulla pianura, disseminata di ulivi centenari, che porta al mare (questa invece si chiama “la marina”). Insomma un borgo come ebbe a dire un noto poeta locale “Tra lla selva e lla marina“. A Ostuni però non si vede una bici manco a pagarla. L’auto impera e la scusa dei saliscendi diventa il ritornello giustificativo più diffuso. E’ vero, ci sono salite e discese, ma mica impossibili. Infatti alcuni anni fa, con mia moglie, le abbiamo percorse con piacere scorazzando per la città e dintorni, con tanto di casco in testa che agli occhi degli ostunesi sembravamo due extraterrestri. E anche i parenti, confesso che faticarono invano, per cercare di dissimulare il loro imbarazzo. E dire che Ostuni ha anche un precedente ciclistico di grandi rilievo: nel 1976 si svolse infatti proprio in questa città e nella vicina valle d’Itria  il Campionato del mondo di ciclismo su strada che vide Francesco Moser perdere il titolo per pochi centimetri concessi al belga Maertens. Pensando a tutto ciò questa mattina sono uscito di casa con lo scopo di portare a casa una foto da consegnare tra gli “scatti virtuosi” di questo sito. Non ci crederete, ma l’unica bicicletta vista in 40 minuti di strada percorsa a piedi, è stata questa raffigurata qui accanto, incatenata alla cancellata che circonda il monunento ai caduti della prima guerra mondiale. Un monumento dove c’è anche il nome di Michele il fratello del mio nonno materno, ucciso dal gas nella battaglia di Caporetto dell’ottobre 1917. Caporetto il cui nome sloveno è Kobarid che è il titolo di un bel libro di poesie di Matteo Fantuzzi al quale abbiamo accennato un po’ di tempo fa. Ma questa è un’altra storia. 

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