Sabato in città di Jonathan Ferramola

Sabato mattina, a Bologna, è la conquista di una normalità.
Dopo una settimana di accelerazioni cardiache, corse in motorino, lavori precari, orari atrofizzati e pause pranzo sacrificate all’ennesimo contrattempo, finalmente anche per l’uomo “spezzatino”, quello che dal lunedì al venerdì si divide fra due lavori, una casa, un asilo nido e centinaia di ore in riunione, arriva la tranquilla e rassicurante quiete del sabato.
Sabato mattina, a Bologna, è la normalità di un’uscita in bicicletta in centro, a comprare il pesce in via Pescherie Vecchie, la verdura al Mercato delle Erbe in via Ugo Bassi e poi finalmente una pedalata in via Galliera, per ascoltare le elettrizzanti novità discografiche al Disco d’Oro.
Ma questo ritmo vitale, più lento e saporito, è il mio, è quello della mia famiglia, di tanta gente che conosco e frequento ma non quello “genetico” della mia città.
Bologna, il sabato, in centro, è nevroticamente ancorata ai ritmi infartuati della metropoli che si sposta in auto, si ingorga e si insulta come il peggior lunedì mattina.

Come si sa, al sabato Sirio è spento, tutti possono entrare senza bisogno di permessi sotto le telecamere rese inoffensive. E quindi orde di automobilisti dalla prima periferia, incoraggiati dai commercianti, si infilano fra le mura antiche della città per provare il brivido del proibito.
Saltano le regole, l’aria dei piccoli viottoli del centro urbano si satura di benzene, piccole e scattanti automobili dribblano passanti in shopping compulsivo alla ricerca di un varco, i parcheggi sono un miraggio, l’adrenalina e l’impazienza cominciano a salire, essendo il tempo libero un valore sacrosanto, ed il passarlo in un ingorgo non è piacevole per nessuno.
E così, un po’ indispettiti, con il mal di testa, carichi di CO2 nei polmoni e un po’ perplessi come i nostri calamari storditi nel cestino della bici, facciamo ritorno a casa. Mesti e pensierosi.
Oggi è domenica, la magia del “sabato del villaggio” sarà un po’ andata, come già aveva intuito Leopardi, lasciando spazio ad una città vuota, chiusa ed un po’ malinconica, ma almeno Sirio avrà ricominciato ad operare, cercando di arginare le assurde invasioni barbariche.

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  1. La scelta di riaprire liberamente il centro di Bologna al traffico spegnendo Sirio al sabato è palesemente assurda. Invece di organizzare un sistema di accesso gratuito alla città in autobus (magari con biglietti validi solo il sabato e regalati ai clienti dai negozianti) Zamboni ha preferito calare le braghe completamente di fronte alle prime proteste dei commercianti. Sono cose che si pagano in termini elettorali, la gente non è scema ed è stufa di amministratori pavidi e senza idee. Anche i negozianti farebbero bene a farsi un giro in tutte le citta d’Europa o almeno in via d’Azeglio dove la gente fa shopping tranquilla e felice proprio perchè le strade sono inaccessibili ai motori.

    Vittorio

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