Il pericolo non è la bici

E’ uscito ieri un bell’elzeviro di Chicco Gallus su il Bologna dal titolo “Il vero pericolo non è la bici, ma il contorno”. Riprende la notizia su cui ci siamo già soffermati qualche giorno fa: quella che indicava la bicicletta come il mezzo più pericoloso con cui muoversi. Lo riproponiamo con piacere.

Una brutta notizia di questi giorni, dal mio particolarissimo punto di vista, è una statistica che dice che ad andare in bicicletta si rischia più che in auto. In realtà c’è un erroruccio di prospettiva: la bici non crea il pericolo, lo subisce. Per me è una notiziaccia, ma non perché potrebbe indurmi a smettere di pedalare. Se non ci sono riusciti l’età, il tragico sovrappeso e una congenita scarsissima propensione al gesto atletico, non ce la farà una statistica. No, è che renderà più difficile riuscire a convincere qualcun altro che andare in città su dieci chili di mezzo di trasporto geniale è meglio che usare una tonnellata di ferro ed ettolitri di carburante per spostare settanta chili di individuo.
Vaglielo a dire che bici con cui li hai appena superati in un ingorgo ha trent’anni e funziona ancora a meraviglia. Che a comprarla nuova costerebbe meno di un paio di scarpe di marca. Che la città vista dal sellino è bellissima, specie quando non ci sono le quattro ruote a riempirla.
Il problema è che bisogna sconfinare nell’utopia da città olandese: cioè che se tutti andassero in bici allora la bici in città non sarebbe pericolosa affatto, e si vivrebbe assai meglio. Si arriverebbe anche prima.
Va bene: andare in bici in città ha i suoi rischi. Allacciamoci bene il caschetto, facciamo una preghiera a San Gino dello Stelvio e San Fausto del Pordoi.
E andiamo lo stesso.

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