Sabato tra gioie e dolori

Ormai Benedetta Aledda ci ha abituato ai suoi racconti dalla bicicletta. Sembra di esserci dentro. Quello che segue è la cronaca minuziosa della Critical Mass di ieri. Un giorno funestato dalla morte un altro ciclista. L’ennesimo in provincia.

Dove passa la critical mass, si respira un’aria più pulita. Quindi, anche se un ciclista  da solo non fa primavera, forse cinquanta ci riescono. E sono stati tanti a trovarsi in bicicletta, pattini e tandem il 14 marzo, nel pomeriggio del secondo sabato del mese, appuntamento fisso da oltre un anno per la critical mass bolognese.
I ciclisti si incontrano in piazza Nettuno, poi girano per la città, sostituendo al traffico inquinante quello a emissioni zero. “Solo ca… solo ca… solo calorie, noi bruciamo solo calorie!”. Suonano i campanelli, inneggiano ai pedali per terra e per mare cantando: “Che ce frega dello yacht, noi c’abbiamo il pedalò”; invitano gli automobilisti e i motociclisti che strombazzano col clacson a pazientare, perché: “C’è traffico, oggi!”. In generale, per chi è abituato a stare in coda nello smog sembra sia difficile capire che, per un sabato pomeriggio al mese, il traffico lo fanno uomini e donne che si muovono sulle ruote usando solo l’energia corporea.
Dopo un giro intorno al Crescentone di piazza Maggiore, la pedalata ha imboccato via Rizzoli, fra gli sguardi incuriositi dei passanti, e ha proseguito lungo Strada Maggiore, liberandola per qualche minuto dal passaggio dei mezzi a motore e guadagnandosi la simpatia di una mamma che ha soffiato sui ciclisti bolle di sapone.
La passeggiata prosegue per via Guerrazzi e all’incrocio con via Santo Stefano scorre di nuovo verso il centro, sotto gli occhi stupiti di alcuni giovanissimi pedalatori con genitori al seguito. La massa raggiunge via Farini, poi volta nella stretta via Castiglione, invitando chi degusta il gelato sotto al portico a consumare i carboidrati in compagnia. Nel corso del pomeriggio, come sempre, qualcuno si unisce davvero, a volte anche solo per qualche centinaio di metri.
A porta Castiglione, con prudenza, si affronta il viale. Neanche il tempo di arrivare all’incrocio con via San Mamolo che i motorizzati sono già spazientiti e qualcuno spinge il muso dell’auto addosso alla ruota posteriore dei ciclisti in coda. Una volante della polizia, dietro alla massa, accende l’altoparlante. Una voce maschile, paterna, invita: “Signori, per cortesia, spostatevi a destra, state occupando la strada”. Difficile equivocare: si sta senz’altro rivolgendo ai ciclisti, visto che i motorini hanno già occupato il marciapiede e fanno slalom fra i pedoni. Pochi metri dopo, la massa piega a destra e scende per via D’Azeglio. All’incrocio con via Farini, come a salutare il banchetto che reclama “Berlusconi presidente”, si volta a sinistra, e poi ancora a sinistra in via Collegio di Spagna, fino a via Saragozza. Alla porta, il verde si è fatto attendere, ma la massa l’ha salutato con un grido di festa e ha attraversato il viale, mentre le auto che venivano da viale Aldini cercavano di insinuarsi fra i motori umani.
Giusto il tempo di lanciare un saluto alla ghost bike che ricorda Paride, investito e ucciso, da un’auto qualche settimana fa, poi le bici girano e, dopo qualche metro di discesa, proseguono per via XXI aprile, poi giù lungo via Irma Bandiera, dove bisogna frenare, e si arriva a velocità moderata alla rotonda, quella che, quando un ciclista è solo, a volte rinuncia a percorrere, perché le auto là prendono troppo in velocità. Qualche carosello, poi si sceglie via Andrea Costa. Qui, quando la strada si fa stretta, le auto provano a invadere la preferenziale, mentre tante persone si affacciano direttamente dalle vetrine, perché non ci sono i portici fra i palazzi e l’asfalto. “Rispettiamo i nostri polmoni!”, scandiscono i ciclisti. Una signora si ferma, reclina la testa e risponde: “E’ giusto, avete ragione”.
È un attimo tornare in centro: all’imbocco di via Sant’Isaia si gira subito a sinistra e si arriva in via del Pratello. La strada è ciclopedonale, ma i sassi lisci e distanziati non sembrano molto adatti alle camere d’aria delle bici. Alla fine della gincana, il semaforo verde invita a prendere via Ugo Bassi. Dal portico si affaccia un uomo appeso a un grappolo di palloncini colorati e ne dona uno celeste a una ciclista: “Il Signore ti ama. Gesù regna”, c’è scritto. Altri mollano il manubrio e tendono la mano verso la buona novella, per poi diffonderla ai lati della strada. La massa torna in piazza Maggiore, stanca ma contenta.
Solo più tardi si saprà che un ciclista è morto poco fuori Bologna, in via di Pianoro, qualche ora prima che la pedalata partisse. Aveva 48 anni, è caduto con la sua bicicletta cercando di evitare l’impatto con un’auto che aveva invaso la corsia opposta per fare un sorpasso.

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  1. Ciao, qui trovate alcune foto scattate durante l’evento.

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