Il designer e la pieghevole

Giulio Iacchetti, 43 anni è un industrial designer di Milano. Si reputa un pedalatore dilettante da sempre. Ha diverse biciclette, ma quella che usa correntemente è una Brompton. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Cosa pensi della bicicletta come tecnologia? E’ tecnologia appropriata?
Credo non esista niente di più evoluto ed efficiente della bicicletta: è il mezzo meccanico con il miglior rapporto tra energia profusa e resa in termini di velocità e lunghezza dello spostamento…
Professionalmente hai già avuto rapporti con i pedali, con le manovelle, con la produzione di energia o di movimento a propulsione umana?
Pedalo da sempre, ma sono divenuto un ciclista convinto da quando ho seguito come relatore uno studente del Politecnico che come tesi di laurea ha sviluppato una bicicletta da città. Da un atteggiamento asettico e molto accademico mi sono ritrovato a montare e smontare telai. Ormai il cortile di casa è divenuto un’officina outdoor…inutile dire che Alessandro (lo studente del Politecnico) si è laureato con un bel 110 e lode!
Sappiamo che ti sposti perlopiù in bicicletta? Quanto e come la usi?
Non uso la bicicletta in alternativa all’auto, ma uso l’auto in alternativa alla bicicletta! Anche in una città come Milano riesco a muovermi bene, ed arrivo sempre puntuale agli appuntamenti, soprattutto sfruttando l’intermodalità bici pieghevole/mezzi pubblici.
Il tuo primo approccio con la Brompton: amore a prima vista? Necessità?
Della Brompton mi ha affascinato in prima battuta il progetto industriale: secco, efficace, la bellezza della prestazione. L’ho cercata su internet e ne ho trovata una nuova di zecca in un negozio di Pianoro in provincia di Bologna. Ora è il mezzo che utilizzo di più, me la porto in treno, metropolitana…ogni volta che giro in città in Brompton riesco sempre a suscitare la curiosità dei passanti, non pochi di loro, dopo avermi visto chiuderla ed aprirla, si sono convertiti al culto della Brompton. Nel mio studio siamo già in 5 a possederla!
Cosa ti piace della pieghevole? Possiedi anche altre bici?
Come ti dicevo, non è solo una questione di comodità, nella Brompton si realizzano le parole pronunciate dall’architetto razionalista Mies van der Rohe che disse “less is more” intendendo spiegare che la vera qualità è l’essenzialità, quindi togliendo il superfluo rimane solo la sostanza, cioè la mia Brompton rossa.
Oltre a lei possiedo una bici a scatto fisso che abbiamo montato in studio, una mountain bike che tengo nella casa in campagna e due strane biciclette della Legnano prodotte negli anni 80 con un telaio veramente particolare: uno realizzato con tubolari in lamiera traforata e l’altra con una sorta di trave a sezione rettangolare alleggerita con fori da 60mm…due rare biciclette post-modern!
Come immagini il futuro della bicicletta?
Roseo, come la maglia di chi vince al Giro. Scherzi a parte: vedo attorno a me crescere la passione per la bici. Se in una città come Milano un Sindaco come la Moratti ha realizzato il bikesharing significa che qualcosa sta succedendo. Certo i problemi sono ancora tanti, le piste ciclabili inesistenti, l’invasività del traffico automobilistico, le campagne d’odio contro i ciclisti…ma si sa…noi siamo abituati a pedalare in salita…

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