Obiezione di Ciclabile

E se cominciassimo con una pacata ma ferma protesta civile? Maria Laura Rodotà sul Corriere della sera il mese scorso invitava i ciclisti di Milano a salire sui marciapiedi per protestare contro la mancanza di piste ciclabili.
Qui a Bologna dove tanti percorsi ciclabili sono proprio sui marciapiedi, io ho deciso di “scendere in strada” e di non usare un tratto di ciclabile che si snoda lungo il percorso quotidiano che mi porta al lavoro. Questo perché oggi ho rischiato di far male a un pedone. Sono finito con la bici sul suo piede destro. E lì per fortuna mi son fermato.
E’ successo su una ciclabile, quella che corre accanto a via Tanari esattamente dove piega a gomito in via Casarini. (guarda la foto a sinistra) .

Era da questo inizio di settimana che avevo ripreso a usare quel percorso ciclabile anziché la strada. E sapete perché non ci giravo più su quella ciclabile? Perché due mesi fa, sempre in una di quelle curve a gomito cieche, mi ero scontrato frontalmente con un altro ciclista che proveniva in senso contrario. Era accaduto esattamente nel punto in cui la pista di via Casarini si immette in via Malvasia (guarda la foto a destra).
Adesso mi chiedo, è mai possibile che si debba girare su una ciclabile con la paura di fare e farsi del male? Provate a pensare se questo accadesse a un automobilista.
Non è possibile che su percorsi ciclabili, che dovrebbero essere luoghi protetti e sicuri per il ciclista, spesso si corrono più rischi che in strada per via della promiscuità con i pedoni e non solo. E’ un tema questo che avevamo sollevato tempo fa.
Parlando del percorso ciclabile che corre sul ponte di via Galliera ci si chiedeva dubbiosi se era “meglio” rischiare di investire un pedone rimanendo sulla ciclabile o affrontare la strada, dove tra l’altro, secondo il codice (comma 9 dell’articolo 182), in presenza di ciclabile, sarebbe vietato andarci .
Il dubbio si sa, è fecondo, ma non può governare le nostre vite in eterno. A un certo punto bisogna decidere e prendersi le responsabilità del caso.
 
Da oggi ho deciso di praticare l’Obiezione di quel pezzo di Ciclabile che dall’incrocio di via Zanardi arriva alla Ciclabile di via del Chiù.

E’ per questo che mi prendo le mie responsabilità e, trasgredendo quello che prescrive il codice della strada, rinuncio unilateralmente a percorrere quel tratto di marciapiede che dalla stazione dei treni mi porta ogni giorno nei pressi dell’Ospedale Maggiore.
Eccetto via del Chiù. Qui davvero si pedala bene e ci si può rilassare ascoltando la radio.
Prima no. Prima di via del Chiù mi rifiuto di percorrere il percorso ciclabile perchè, oltre ad avere un manto in alcuni punti molto dissestato, ha soprattutto tre curve a gomito dove il rischio di investire un pedone o di fare un frontale con un altro ciclista è più che una semplice ipotesi. 
Come risolvere il problema?
Cominciando magari con l’installazione di due specchi in angolo al servizio dei due sensi di marcia, nei punti critici indicati.

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  1. Anche a Milano ce’ un ciclabile sulla marciapiede:

    http://www.youtube.com/watch?v=7ydIupJtIqY

  2. http://www.velo-city2009.com/assets/files/paper-Garcia-sub5.1.pdf

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    Segregated cycling (= le piste e i percorsi ciclabili) is a distinctly western concept, born in a very specific historical and social setting in which the car was believed to be the epitome of progress and the future of cities. However, many of the basic assumptions and beliefs that directed city transport policies during the 20th century are now challenged by both contemporary realities (pollution, congestion, the energy crisis) and by new conceptual frameworks, such as Shared Space.

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    The pivotal point is the realisation that segregated cycling structures in urban areas are not a success to celebrate but rather are the sign of failure: the failure to create proper conditions for natural urban cycling.

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