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Pratello strada violata

Via del Pratello è croce e delizia di Bologna. Accoglie in sè buona parte delle contraddizioni delle città, sempre in affanno a coniugare libertà individuali e rispetto reciproco, comunità e regole di civile convivenza… Anche dal punto di vista della mobilità quella strada ha qualche problema. Dovrebbe essere grosso modo come la vediamo in questa foto, ma dubito che qualcuno l’abbia mai vista così. E’ per questo che accogliamo e pubblichiamo questa lettera di Vittorio Marletto che invita a riflettere su questa strada e sulle regole che dovrebbero governarla. Estendiamo queste sollecitazioni a tutti coloro che quella strada la vivono e la attraversano e anche al dott. Carlo Di Palma, il nuovo Comandante della Polizia Municipale di Bologna arrivato sotto le due torri di recente dopo aver diretto i Vigili di Ferrara. Un comandante stimato dai ferraresi per la sua autonomia di pensiero e che speriamo di conoscere e apprezzare anche a Bologna.

Come ciclista che la percorre tutti i giorni per andare a lavorare sono  costretto a lamentare le continue violazioni delle regole in via del Pratello  da parte di motociclisti e automobilisti. Nell’importante strada pedonale e ciclabile vige infatti il divieto di circolazione ai mezzi a motore non  autorizzati, mentre agli autorizzati è permesso muoversi solo in direzione  periferia-centro e a passo d’uomo. Il divieto di circolazione si estende anche  al tratto terminale in cui la via sfocia nella sua traversa Monaldo Calari.
Queste regole elementari non vengono rispettate da molti e in assenza di un  adeguato controllo da parte dei vigili (e, aggiungo, di una segnaletica molto  carente che rende le regole difficili da comprendere) le violazioni stanno  aumentando, e di conseguenza il pericolo. È necessario intervenire in fretta  intensificando la sorveglianza fin dal mattino presto e migliorando la  segnaletica, in modo che tutti sappiano come si deve circolare in via del  Pratello.

Vittorio Marletto

0 Comments

  1. Sono da poco residente in questa via, che sembra un borgo vecchio: incontri spesso le stesse persone…l’edicolante si ricorda che giornali prendi…il barista, come prendi il caffé…i ragazzi dell’osteria credono che questa zona sia davvero particolare, all’interno di una cittá, cosí come la viviamo oggi, frenetica, di passaggio, da consumare.
    Qui si vive un altro ritmo rispetto alle via che sfrecciano vicino.
    È il ritmo della chiacchiera, dell’approfondimento, delle domande e delle risposte…dunque, è anche piú lento, perchè bisogna capire, conoscere…prima di giudicare e intervenire.

    Da pochi mesi vivo qui e non ho mai visto questa via come nella foto, ma sempre piena di macchine parcheggiate (non avevano tolto le panchine perchè creavano degrado? meglio vedere le auto?).
    Per scelta mi muovo solo in bici, ed ero ben contenta di trasferirmi in una via pedonal-ciclabile.
    Ma la situazione ogni giorno è: macchine in continuo transito, i cui autisti ti guardano anche male, perchè sono insofferenti e vanno di fretta, i motorini sono i re della strada dato che possono sfrecciare indisturbati, e anche i loro conducenti ti possono guardare male se sei in mezzo, e magari anche emettere versi o offese, dato che non sono corazzati di vetri come le auto.
    Esistono anche i motorini delle consegne, di alcune pizzerie della zona, che quando partono o rientrano, anche loro di fretta, sfruttano la pedonalizzazione per accellerare.
    Inoltre, appena arrivata in zona, mi sono accorta che nel frequentatissimo incrocio tra via del Pratello e via Pietralata (centro nevralgico della via e vero punto di incontro tra generazioni) esistono telecamere puntate sugli spazi esterni del locale. Mi sono chiesta: ma come mai si controlla la gente che frequesta il posto, e non l’accesso limitato alla zona?
    Perchè non ci sono telecamere all’ingresso del Pratello o di Pietralata?
    Ho creduto che le persone pensassero che il Pratello fosse una via da usare, per le proprie sbronze e le sue conseguenze, e poi andarsene. Ad uso e consumo, appunto.
    A volte capita, ma se la tutela del territorio e la cura del medesimo, non viene rispettata per primi dalla istituzioni, diventa una guerra intestina tra commercianti, residenti, consumatori, pensatori e sognatori…insomma, tra pareri personali del vivere civile.
    Il messaggio era: Pratello via pedonale. chiaro, no?
    Ora è diventato: via tranquilla, senza traffico, quindi chi può permetterselo, usi pure questa via, tanto non ci sono i controlli.

    Giorni fa ho partecipato ad una riunione pubblica tra cittadini e residenti della zona, che avevano firmato la petizione per la pedonalizzazione di via Pietralata.
    Per organizzarci in modo da non replicare la finta pedonalizzazione del Pratello.
    Stiamo elaborando idee, e abbiamo voglia di costituire un nuovo “arredo urbano umano”, partecipando maggiormente allo scambio vivo della strada, evitando di rinchiuderci nelle case, aspettando una telecamera da posizionare in altri punti.
    Perchè è importante conoscere, confrontarsi e vivere le strada…per aver controllo senza l’uso di ronde!

    Allora lancio una provocazione: se la maggioranza dei residenti ,che firmò la pedonalizzazione del Pratello, che volle trasformare la via, non fosse piu`disposta a vedere calpestare questa volontà, privattizzasse la pedonalizzazione?
    Una sorta di associazione privata di cittadini e residenti?
    Si privatizzano i comuni, le provincie, le poste, le regioni, lo stato….allora, privatizziamo anche le volontà cittadine, no?

    (sia ben chiaro, rimane una provocazione)
    o forse no?

    alice

    e ricordiamoci, che il vero eco-incentivo siamo noi, le nostre gambe.

  2. Ci sono diverse vie del Pratello, e non mi riferisco solo alla differenza tra orari diurni e notturni. C’è la via dei residenti e quella dei frequentatori serali dei locali, c’è un Pratello dei commercianti e un’altro degli artigiani (es. il vetraio e il barbiere). C’è poi il Pratello del commissariato, quello del carcere minorile e quello dei barboni che dormono sotto i suoi portici. Infine c’è il Pratello dei veicoli, in particolare delle bici, che sole possono muoversi in entrambi i sensi di marcia. Qui mi appello di nuovo ai miei compagni a pedali perchè al Pratello si deve andare piano, a passo d’uomo c’è scritto in ogni ingresso, non è una pista ciclabile ma una delicata zona pedonale, aperta anche alle biciclette, dove i pedoni hanno comunque la precedenza. Lo stesso vale anche per piazza Santo Stefano, piazza Maggiore, via d’Azeglio bassa. Sfrecciare a tutta birra per via del Pratello ci rende odiosi ai pedoni. Rendersi odiosi non è mai buona politica, c’è sempre qualcuno più debole, che ha qualche diritto più di noi. Ciao

  3. Per arricchire i contributi segnaliamo questo recente post di Gabriele Annichiarico sul suo blog 

  4. Quando tanti anni fa il comitato al crusel si battè per la reale pedonalizzazione di via del pratello pensai che erano dei poveri illusi e poveri illusi sono quelli che ora pensano di poter ottenere una reale pedonalizzazione ancora più estesa. Io giro sempre in bici e sono un fans delle aree pedonali. Abito in zona pratello ma sono realista. E’ impossibile pedonalizzare questa strada. Ci sono più 700 residenti con pass di accesso e garage di proprietà, è pieno di garage pubblici che offrono centinaia di posti auto, è pieno di attività che necessitano carico e scarico merci. Questa non sarà mai una strada pedonale, nè lo sarà mai via Pietralata. Tra l’altro concordo con chi ha raccolto le firme contro questa ultima pedonalizzazione presa in giro. Mi risulta che anche queste firme di contrari sono oltre 300 e di soli residenti. Leggo che pure i favorevoli alla pedonalizzazione  sarebbero 300. Mi piacerebbe sapere dove abitano perchè qui sento solo gente contraria. Ora poi in via pratello potranno liberamente transitare anche i centinaia possessori di pass di via pietralata più tutti gli annessi e connessi di hotel, istituto religioso, ecc.ecc. quindi la pedonalizzazione di pietralata porterà ancora più traffico anche nel pratello (prima chi abitava in pietralata non poteva transitare nel pratello). Sarebbe più onorevole per l’amministrazione chiamare queste strade con il suo nome corretto a garanzia della sicurezza di chi le transita a piedi o in bici e cioè Zone a Traffico Limitato e quindi mettere regole certe e sicure. Come ad esempio tracciare una pista ciclabile protetta. Continuare a illudersi su ciò che non potrà mai essere e cioè un’area libera da veicoli significa continuare a mettere a rischio pedoni e ciclisti 

  5. Abito in questa via e mia moglia la percorre tutti i giorni più volte al giorno con la bici. Il consiglio è purtroppo quello di cambiare strada e non per la disinvoltura di macchine e moto ma perchè percorrere questa strada significa avere una altissima probabilità di bucare le gomme. I sassi per la via che creano fessure difficili da pulire con le macchine Hera e l’incredibile consumo di birra con relativa rottura di bottiglie in strada ( la madre dei cretini è sempre incinta) rende la mia signora ospite del riparatore in fondo alla via circa 1 volta alla settimana e sempre per colpa di vetrini verdi.,… Sigh

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