I riciclisti

C’è un nuovo progetto sulla bici, è quello dei Tetes de Bois. Un  romanzo, un disco, uno spettacolo: I Riciclisti.

La bici in salita, l’attesa ad una curva, un bambino ascolta la radio, la bici partigiana, quella del postino, la prima bici, la bici degli stranieri nelle campagne del sud, sgangherate e senza fanali, la bici che è ciclo e riciclo, uso e riuso, la bici che attraversa la metropoli, la velocità migliore… e quattro canzoni per pedalare.

Tutto questo è  nello spettacolo ‘I Riciclisti’ ispirato al libro omonimo edito da Ediciclo. (contiene anche un cd con quattro canzoni inedite.) Un tour che debutta in occasione dei 100 anni del Giro d’Italia, dove i Tetes  guidati  da  Andrea Satta saranno affiancati da Sergio Staino e Licio Esposito che disegneranno in diretta.

Per gentile concessione di Ediciclo vi proponiamo qui un estratto  della parte finale del libro che spiega la genesi del progetto.

Petali e pedali

Eravamo sul passo dello Stelvio qualche anno fa, io e Carlo, il contrabbassista dei Têtes, a guardare quella salita, in un giorno d’estate, lontano dalle voglie dei pedali, con sullo stomaco due piatti di canederli, a sperimentare le nostre note sulla bicicletta e le parole che ci sarebbero state bene insieme.
Ci dovrebbe essere ancora una foto di quel giorno, era agosto, la prima metà, e nevicava.
Lì conoscemmo Licio, disegnatore su sabbia e fu fòlgore. Lavorava su una lavagna illuminata, una cassetta con la terra che lasciava vuoti bianchi proiettati e con una spatola e le mani, in uno spettacolo della compagnia torinese Assemblea Teatro, La gabbianella e il gatto o il Piccolo principe, non ricordo.
Ci andò bene pure a noi, ci venne bene. Ci venne voglia di continuare, e l’altra estate, con Gianni, un noto giornalista che sa di ciclismo e Francia e tante altre cose, sembrò a tutti che non si potesse parlare della bicicletta senza aver fatto il viaggio che più di tutti la racconta.
Il Tour de France. Dopo tanti dischi col Manifesto, la cosa più semplice fu proporre alla redazione del quotidiano comunista di inviarmi a fare il Giro di Francia, alle solite condizioni, cioè nessuna condizione…
Mi affittai un camper e misi insieme una vera e propria spedizione.
Licio, che ancora ci folgorava ed era ormai entrato nei Têtes, Timisoara, una giornalista musicale esperta di cultura popolare, Elisabetta, una cultrice di storia contemporanea, Marta, una pittrice autrice delle nostre pagine a colori. Poi si affacciarono sul camper e nel viaggio, a turno, un altro Gianni, che raccattammo a Bardonecchia nel cuore di una notte, un biologo di Milano, ambientalista, cicloamatore e criticalmassmediologo, e suo figlio Gregorio, che quando non dormiva si impegnava a sfondare le  vasistas della nostra casa a ruote. Ah, dimenticavo, viaggiò per un po’, con noi, anche il super ingegnere Gino, aggregatosi per guidare e per fumare… e credo pure per non perdersi la luna piena del Col de la Lombarde del 21 luglio del 2008.
Nei giorni che c’era più vento e ogni tanto nebbia, sul Galibier mi apparve una tromba su un paracarro e un tipo abbottonato che la suonava rivolto alla valle profonda lì di sotto, un pianoforte a coda sul ghiacciaio del Pelvoux e un chitarrista a cavalcioni di un comignolo sul tetto d’ardesia di un rifugio al Col de la Bonette. Pensai che fossero i miei Têtes o quelli che li amano.
Ogni giorno un pezzo sul Manifesto, anticipando la corsa, attraversando la Francia e per vederla con i pedali e la catena. Il mondo attraverso la bici, appresso ai transennisti, al villaggio della tappa che ogni sera si sposta e si ricrea.
Una notte sull’Hautacam, che il giorno dopo ci avrebbe vinto Piepoli per l’ultima sua corsa, dopo aver passato tutto il buio ad ascoltare i rumori intorno, quelli che sapevano di ieri e quelli che anticipavano il nuovo giorno, all’alba, sarà stato il sonno, fummo scambiati per operai del posto. Noi, sfaccendati, ci sentimmo malamente apostrofati, dire in un francese mezzo qualcos’altro… «Tenete forte lì! Pappemolle».
Ci issammo sulla scala, io e Licio, dico, tenendo forte le corde, mentre altri le tiravano dall’altra parte della strada e venne su la vela, si alzò il traguardo! Avevamo montato lo striscione dell’arrivo! Noi due, proprio noi. Scesi veloci dalla scala, ci voltammo a guardarlo compiaciuti, felici di averla fatta e di averla fatta franca.
Abbiamo scattato foto a ogni curva, ripreso ogni sguardo ci parlasse, disegnato, mangiato pasta e pomodoro, un bel po’ di formaggio, scritto sui prati, sui tavoli mai sparecchiati del camper nelle ore di attesa, nei giorni di riposo che non ci sono mai stati, sulla riva dell’Ubaye, dall’acqua argentata e scintillante in mezzo ai sassi e agli spruzzi della schiuma, guardando il lago di Serre-Ponçon dall’alto di una collina qualunque.
Adesso I riciclisti è un libro, uno spettacolo teatrale, un disco con quattro canzoni per pedalare e altre ne usciranno, una al mese, sui nostri siti, da infilare nell’iPod, come una collana di petali e pedali, a ritmo dei pensieri. Senza freni e senza catene.

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