Cosa serve ai ciclisti?

Avviamo con questo post di Vittorio Marletto un percorso che ci auguriamo sia il più partecipato possibile e che ci porti insieme, a realizzare un “inventario dei desiderata dei ciclisti urbani” (non solo di quelli di Bologna quindi). Un inventario da sottoporre a tutti i candidati sindaco (a Bologna sono 14!) affinché possano esprimersi nel merito, prima delle prossime elezioni.

Quello che segue è perciò un elenco che aspetta di essere completato.
E’ un appello a dire la propria ed è rivolto a chi si muove in bicicletta, ma anche a chi in bici vorrebbe muoversi, ma ha paura a farlo.
La domanda perciò è: di cosa abbiamo bisogno?

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Di cos’hanno bisogno i ciclisti di Bologna (e delle città d’Italia) dal prossimo sindaco? Concretamente:
1) Hanno bisogno di posteggi. Al posto di un posto auto, per ogni isolato, di ogni strada, in ogni quartiere, ci devono essere i posteggi per 8-10 biciclette, e se in un posto si vedono mucchi di bici accatastate sotto un portico o attaccate a qualche catena, è segno che lì ci vuole un posteggio, che c’è una domanda inevasa, e di rastrelliere ne va messa su un’altra. Questo processo deve essere visto come dinamico, se si attiva provoca inevitabilmente l’aumento della ciclabilità e quindi della domanda di nuovi ciclo-posteggi, per i quali va previsto un capitolo di spesa specifico ogni anno.
2) Hanno bisogno di precedenza. È necessaria l’emanazione di una norma locale che consegni il diritto di precedenza stradale ai ciclisti sempre e comunque rispetto a tutti gli altri veicoli, e se la legge nazionale lo impedisce il sindaco dovrebbe farsi promotore insieme a centinaia di altri di un’apposita modifica del codice della strada, che venga a garantire la precedenza assoluta in ogni situazione alle biciclette (fatti salvi i diritti ancora più alti dei pedoni). Una norma del genere garantirebbe la libertà di circolazione contromano alle biciclette nei sensi unici, con la certezza di averne il diritto, e l’obbligo per tutti gli altri veicoli di lasciarle passare senza pericolo.
3) Hanno bisogno di moderazione del traffico. L’imposizione effettiva di limiti drastici di velocità con opportune misure passive di sagomatura delle strade e con rilevazioni attive delle velocità e delle infrazioni per tutti i veicoli motorizzati, su tutte le strade percorribili da ciclisti, sia nei quartieri che nel centro. Si dirà che in centro nella ztl già vige il limite dei 30 km l’ora, in realtà questo limite appare ampiamente disatteso (qualcuno è mai stato multato mentre correva ai 70 su per via del Fossato) tanto da domandarsi se sia conosciuto dai cittadini motoristi (per esempio come fa uno a sapere che deve andare ai 30 se in viale XII Giugno, dove comincia la ZTL, non c’è il cartello?). Non parliamo poi dei viali di circonvallazione, dove il cartello dei 50 è letto come limite minimo e non massimo della velocità.
4) Hanno bisogno di repressione della sosta in doppia fila. Si tratta di un’abitudine apparentemente innocente degli automobilisti, che invece espone i ciclisti al grave pericolo di essere investiti da dietro mentre si allargano per aggirare l’ostacolo. Le scuole di ogni ordine e grado, nelle ore di ingresso e uscita, e i bar posti lungo le strade costituiscono ben noti punti di aggregazione di questa abitudine nefasta per i ciclisti, il sindaco quindi avrà gioco facile a mobilitare la municipale per controllare e reprimere questi comportamenti. Come vedete non parlo di piste ciclabili, che sono diventate il costoso dito dietro il quale nascondere l’assenza di una vera e propria politica della mobilità ciclabile urbana, un diritto che apparentemente riguarda solo i ciclisti, in realtà riguarda tutti, perché le bici aumentano la sicurezza di tutti i cittadini (leggere e lente, non mettono a repentaglio la vita degli altri utenti della strada), pulite (senza motore non fanno né rumore né fumi e dunque contribuiscono al miglioramento della qualità dell’aria e alla protezione del clima) e sane (garantiscono una moderata attività motoria a chi le usa e dunque concorrono alla prevenzione delle malattie e alla riduzione delle spese sanitarie).

0 Comments

  1. I ciclisti per contare hanno bisogno di essere contati. La percentuale di spostamenti effettuati in bicicletta in Italia e’ in crescita. Ce lo dice l’Isfort . Eppure manca nella gran parte delle città un lavoro sistematico e preciso di rilevamento reale della modalita’ di trasporto basata sulla bicicletta. Fino a quando non si riuscira’ a fotografare la realta’ con numeri attendibili ogni azione sara’ soggetta a sensazioni o a strumentalizzazioni. Non si riuscirà a capire l’efficacia di determinate azioni ne’ si potra’ definire un orizzonte con obiettivi realistici. In due parole più che i km di piste ciclabili serve quantificare l’uso della bicicletta su ogni territorio.

  2. - i ciclisti e le loro biciclette NON hanno bisogno di targhe.

    Una piccola precisazione visto che l’intento di questo post è quello di proporre dei desiderata al potere politico, il quale potrebbe essere preso da una sindrome da controllo, magari sotto suggerrimento di qualche alto funzionario della polizia municipale. 

  3. Serve sicurezza stradale. Tradotto servono innanzitutto rotatorie a misura di ciclista e attraversamenti ciclabili (ma anche pedonali) rialzati.

  4. Ciao tutti,

            vorrei segnalare la richiesta di porre il portabici sul paraurti anteriore delle corriere e degli autobus, così chi vive fuori città, magari dove non passa purtroppo il treno, avrebbe la possibilità di spostarsi in città con la propria bici.

    Altrimenti mi sembra interessante proporre sgravi fiscali per le aziende che favoriscano fra i dipendenti con delle buone iniziative l’uso della bici; come per es. allestire un ricovero, magari addirittura coperto, per i velocipedi, il più vicino possibile agli uffici.

    Offrire la possibilità d’avere un piccolo armadio, a chi dovesse percorrere diversi km, in modo che possa cambiarsi dopo essersi fatto una doccia.

      Ma forse per queste richieste il sindaco potrebbe fare poco, a parte forse, emanare regolamenti interni, atti a favorire la bici fra i dipendenti comunali.

    Viceversa penso che il sindaco potrebbe fare molto dal punto di vista culturale e sto pensando ai bambini, per promuovere e sostenere l’esperienza ciclistica.

    Grazie e a presto.

  5. hanno bisogno di poter parcheggiare la bici sapendo che al ritorno la ritroveranno (e intera ).. come già ho avuto modo di segnalare piu’ volte per esperienza diretta e con amici nulla dissuade di piu’ dall’utilizzare la bici  per andare allo stadio o a un evento come l’incertezza sull’esito finale dell’esperienza. Inoltre se sei costretto a muoverti con bici disastrate e senza cambi per evitare furti , la fatica che fai per percorrere una distanza importante o anche solo per superare un cavalcavia ti fa passare la voglia di pedalare e ti fa venire voglia di comprarti uno scooter.

  6. Ho sbagliato replicando solo ad Alexxxandro con cui mi scuso! Piste ciclabili che, possibilmente, non rubino spazio ai pedoni ma alle auto, con linea di arresto in prossimita’ di incroci avanzata rispetto a quella delle auto (OFO; casa del ciclista) ed eventualmente protette. Possibilita’ di girare nelle strade del centro anche controsenso, cosa che, credo, abbiano fatto a Reggio Emilia. Rastrelliere al posto di parcheggi auto/moto. Possibilita’ di trasporto della bici sui mezzi pubblici in alcune fasce orarie. Piste per bmx e bici acrobatica nei parchi urbani, dove e’ possibile.

    ciao stefano

  7. L’idea della precedenza a bici e pedoni sarebbe un sogno, ma credo che allo stato sia fantascientifica e impraticabile. C’è poi il problema degli autobus e dei mezzi pubblici che comunque sarebbe difficile da gestire, e forse non sarebbe neppure giusto piegare alle esigenze dei ciclisti (che purtroppo in quel regime facilmente trascenderebbero nel capriccio).

    Sicuramente servono più ciclabili sicure, veloci e comode, e attraversamenti sicuri, ben illuminati, rialzati e dotati di avvisatori luminosi, insomma tutto quello che serve per eliminare le infrazioni “colpose” (attualmente ci sono un sacco di automibilisti che passano sull’attraversamento senza neppure accorgersene, e quando si rendono conto che a momenti ti tiravano sotto ti guardano con espressione sgomenta e interrogativa).

    E poi serve controllo effettivo del rispetto del codice attuato con la presenza sul territorio degli agenti, la cui vista, tra l’altro, ha di per sè una buona efficacia deterrente sull’automobilista selvaggio: controllo della velocità, controllo degli attraversamenti. E soprattutto i vigili debbono essere FORMATI, nel senso che spesso anche tra loro vige la più totale inconsapevolezza del proprio ruolo e delle regole che dovrebbero far rispettare (a proposito delle rotonde…).

    E poi serve la cultura della bici, promozione, diffusione e valorizzazione del mezzo. Basta con la gente che ti guarda come se fossi una persona “eccentrica” o un mezzo pazzo/a. Molti ancora non vanno in bici, soprattutto quando piove, perché si vergognano di doversi mettere mantelle e berretti. Molti, troppi, continuano a farsi scudo della carrozzeria della loro macchina per sentirsi rispettabili. D’accordissimo con l’idea degli armadietti, e sulle altre idee espresse.

    Buona giornata a tutti

     

  8. Per parafrasare il titolo dei Funkadelic (Free your mind and your ass will follow), in questo caso direi “libera la mente e i piedi la seguiranno”, penso infatti che la prima cosa che serva ai ciclisti sia un cambio di mentalità. Finchè le persone, la maggior parte intendo, giudicheranno normale usare l’auto nel modo insensato in cui viene quotidianamente usata allora qualsiasi cambiamento per agevolare noi ciclisti verrà osteggiato e visto con sospetto. Cambiare la testa della gente è difficile, lento e faticoso ma il resto verrà di conseguenza. Poi ovviamente sono d’accordo con qualsiasi proposta concreta emerga da questa discussione e sia pensata per migliorare la vita dei ciclisti (e dei pedoni!), a cominciare dalla modifica e messa in sicurezza delle strade, incroci, semafori, rotonde.
    Ma alla fine torno al primo punto, se noi arriviamo al nostro bell’incrocio tutto ben studiato e segnalato e contemporaneamente arriva l’orrendo macchinone e non ci da la precedenza…..allora free your mind…… ;-D

  9. Partiamo dalla base: penso che noi ciclisti abbiamo bisogno innanzitutto di piste ciclabili degne di essere chiamate tali. Quindi piste separate dal traffico delle automobili non solo da una riga ma veri e propri corridoi sicuri e ben evidenziati, perchè in Italia la “prepotenza” degli automobilisti nei confronti dei ciclisti è ai massimi livelli, lo sappiamo bene ed è dannoso non tenerne conto.

    E poi piste ciclabili anche su strade principali, ad es. sulla via emilia (così da potere attraversare in un attimo la città senza sentirsi tallonati da auto e sfiorati dai bus) oppure sui viali di circonvallazione (dove al momento sono presenti tratti cosiddetti ciclabili su marciapiedi strettissimi e interrotti continuamente da cassonnetti dell’immondizia e passi carrai).

    Per comprendere meglio tutto questo forse bisognerebbe insistere sul fatto che i candidati sindaco utilizzino la bicicletta – ma per davvero! – sin da ora e non solo per la passeggiata fuori porta della domenica. Credo che sia estraneo al loro modo di pensare che esistano persone che usano la bicicletta per andare al lavoro e per “vivere”, bici anziché auto pensa un po’!!

    E per finire, come dice pedalatorcortese, free your mind…

     

  10. domanda cosa serve ai ciclisti per andare in bici
    risposta : fare una scelta di vita : usare la bici.
    quindi andiamo tutti in bici
    ma dico tutti .

  11. I ciclisti hanno bisogno di un allargamento il più ampio possibile della Ztl e di ogni altro provvedimento volto a tenere lontane le auto dai centri densamente abitati e non concepiti, storicamente, per il transito delle auto.

    Hanno bisogno di più mezzi pubblici efficienti perché questo vuol dire incentivarne l’uso e togliere mezzi privati motorizzati dalla strada.

    Hanno bisogno di meno parcheggi in struttura in centro perché questo vuol dire attrarre e generare traffico da e per i parcheggi proprio in quelle zone meno adatte al transito delle auto private.

    Giuseppe 

  12. [Messaggio giunto via mail e riproposto dalla redazione]

    Di che cosa hanno bisogno i ciclisti ?

    1. Di essere rispettati e riconosciuti come ” entità autonome ” dai pedoni che invadono tranquillamente l’unica, misera pista ciclabile della città.

    2. Che la pista ciclabile sia meglio riconoscibile con opportuni, periodici ritocchi, almeno,  alla segnaletica a terra.

    Sembrano casi di malcostume locale ma, credo, generalizzabili.

    Ciao

    Flò
  13. [Messaggio giunto via mail e riproposto dalla redazione]

    SE PROPRIO NON SI VOGLIONO LE CICLABILI BASTEREBBE UN METRO IN PIU’ DI ASFALTO LUNGO LE STRADE NORMALI – PER AVERE UNO SPAZIO RISERVATO ALLE BICI – INVECE DI DOVER RESTARE SEMPRE SUL CIGLIO DELLA STRADA

    maeco

  14. [Messaggio giunto via mail e riproposto dalla redazione]

    Ciao Bibì, grazie intanto per il tuo costante impegno e per lo spazio che riservi alla ciclabilità in genere.

    Dico la mia a proposito di piste ciclabili ad uso promiscuo che sono molto diffuse anche qui a Bologna.

    Se gli amministratori pubblici proprio non possono fare a meno di realizzare una pista ciclabile su di un marciapiade o a lato della carreggiata destinata ai veicoli a motore o comunque in una corsia ad uso promiscuo (pedoni/ciclisti), vorrei che ci fossero chiari cartelli su chi ha la precedenza e a chi si deve dare la precedenza per aumentare la sicurezza complessiva di tutti gli utenti, evitare conflitti ed incomprensioni ed informare sulle responsabilità di ciascun utente.

    Possono essere cartelli tipo questo:

    dove chiaramente, al posto dei cavalli potremmo trovare rappresentate le auto con le due frecce dal cavallo/auto invertite.

    Sempre nella stessa situazione, e cioè di piste promiscue o a lato carreggiata, gradirei che ai  numerosissimi  cartelli blu in cui si rammenta al ciclista che la pista ciclabile finisce e ricomincia subito dopo, allorchè ci si trovi in presenza di un attraversamento privato o pubblico, ci fosse invece una ulteriore linea di stop con relativo segnale prima dell’attraversamento della pista da parte del veicolo che si immette sulla carreggiata.

    In questo modo, oltre a risparmiare sul numero dei segnali e sull’impatto visivo aberrante che questi provocano (uno di stop e un pò di vernice contro due: pista finisce-pista inizia a distanze a volte troppo ravvicinate), si responsabilizza non più l’utente debole della strada (pedone o ciclista che sia) che si trova a viaggiare su suolo pubblico, ma chi, provenendo da luoghi privati o pubblici, e su mezzi ben più pericolosi, attraversa un luogo pubblico destinato ad utenti deboli.

    Sembra una questione di poco conto. Ma essere investiti su di un suolo pubblico e avere la colpa dell’accaduto mi sembra proprio rispecchiare il motto: oltre alla beffa anche l’inganno!

    Bibì, i miei complimenti per il tuo sito che trovo sempre moolto interessante.

    Grazie.

    Ciao.

    Luca Salvucci

    Bologna

  15. Io credo che una cosa semplice che possano fare i comuni è cercare di cambiare la cultura dei cittadini.

    Oltre ovviamente a tutte le cose pratiche (necessarie), aggiungerei per esempio una campagna pubblicitaria indirizzata a tutti, non solo ai ciclisti, sopratutto agli automobilisti. Non per voler male a qualcuno, anzi sono automobilista anche io, ma serve informazione!

    Una campagna pubblicitaria moderna, non banale… magari fatta dai ciclisti stessi, penso a cartelloni con messaggi tipo “da Piazzale Loreto a piazza Duomo: in auto 30 minuti, in bici 15 minuti”.

    Qualcosa che evidenzi i vantaggi della bicicletta ma contemporaneamente dimostri l’impegno che l’amministrazione comunale vuole portare. Nell’esempio precedente potrebbe aggiungere che stanno facendo le nuove ciclabili tra le due zone e quindi il tempo si ridurrà ulteriormente.

    Ho detto la mia, sto segnalando la notizia anche su Facebook nei gruppi a tema a cui sono iscritto.

  16. I ciclisti in città hanno bisogno di più ciclisti! In certe strade e in certe ore l’aria è poco respirabile e solo con meno auto e più bici sarà possibile rendere le città più alla portata dei nostri polmoni che, nonostante siano passati milioni di anni, sono, più o meno, come quelli di un uomo primitivo e quindi non “progettati” per respirare idrocarburi! Elisabetta Coppola

  17. io nn sono d’accordo con il secondo punto xke cmq il ciclista rimane un utente della strada …..

  18. targa e targa io nn so come funziona in italia ma da noi la targhetta serve semplicemente per l’assicurazione ……

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