I ciclisti di Nosadella

Ieri una lettera pubblicata sull’edizione bolognese del quotidiano la Repubblica,  riporta la denuncia di un centinaio di cittadini residenti in via Nosadella. Lamentano il via vai di biciclette sotto il portico della strada dove risiedono e chiedono controlli più serrati da parte dei vigili.  Ad ascoltare bene la città si sente montare anche tra i ciclisti una certa intolleranza verso i pedoni che transitano senza ritegno sulle piste ciclabili a loro destinate. Insomma l’impressione che se ne ricava è che stia crescendo lentamente una “guerra” strisciante tra pedoni e ciclisti. Una guerra tra poveri o meglio, tra utenti deboli della strada, che sulla strada sono anche i più esposti e vulnerabili. E i media non aiutano: sovente soffiano sul fuoco e ciò non favorisce la distensione degli animi. Si sa che noi di ilikebike siamo favorevoli all’uso diffuso della bicicletta nelle nostre città, ma non facciamo battaglie di religione. Sappiamo che questo clima nuoce a tutti: pedoni e ciclisti, istituzioni e cittadini. Ecco perchè suggeriamo di cominciare col chiedersi perchè accadono le cose per non limitarsi alla mera registrazione dei fatti già diventati emergenza. E si sa l’emergenza alimenta risposte veloci, spesso dozzinali e perlopiù basate sulla repressione.  Riteniamo sia necessario valutare il fenomeno delle bici sotto i portici non solo come “malattia”, ma anche come “sintomo” di una esigenza a lungo sottovalutata. I ciclisti aumentano e i percorsi in sicurezza non sono sufficienti. L'”esodo” sotto i portici è una migrazione tante volte dettata dalla paura. O dalla necessità. Nello specifico di quell’area della città ecco cosa pensiamo.

Via Nosadella è parte di un importante asse ciclistico che collega la stazione centrale di Bologna con la facoltà di ingegneria, ingresso di via Vallescura. I molti studenti pendolari che pedalano in salita su quest’asse non danno problemi, non ci sono divieti di transito. La questione sollevata invece dai cittadini firmatari della lettera pubblicata il 29 si genera al ritorno verso la stazione, che i ragazzi fanno in discesa sotto il portico, non essendoci alternative che non comportino un’ampia deviazione e un allungamento notevole del loro percorso, su strade peraltro molto trafficate. La soluzione della questione richiede un intervento da parte del Comune, consistente nel cambiare verso a via del Fossato, parallela di Nosadella, e realizzare una cortissima corsia ciclabile su Nosadella stessa (al posto di qualche posto auto), che da via del Fossato porti i ciclisti sani e salvi in piazza Malpighi.

Chi va in bici fa bene alla città che è malata di traffico, piccoli interventi (razionali e non repressivi) possono migliorare di molto la situazione.

Analogo parere è espresso da uno di quei ciclisti, che ha scritto le sue ragioni in una lettera inviata al quotidiano la Repubblica qualche giorno dopo.
Da segnalare infine la proposta di petizione che richiede la realizazione di un percorso protetto per ciclisti in grado di risolvere il problema.

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  1. Ho letto anch’io la lettera pubblicata su la Repubblica e, onestamente, sono rimasto di sasso. Novantotto persone si scomodano per firmare una lettera per impedire alle biciclette di passare sotto i portici di Via Nosadella. A queste 98 persone però non viene in mente di chiedere, contestualmente, la pedonalizzazione di questa stessa via per ridurre o eliminare lo smog e il rumore prodotto dal passaggio dei veicoli a motore e, di conseguenza, migliorare la qualità della propria vita.

    Manca, in questa iniziativa e in molte altre (vi ricordate dell’offensiva degli autisti ATC contro i ciclisti?) destinate a creare uno scontro fra i soggetti deboli del traffico urbano ovvero i pedoni e i ciclisti, l’intelligenza di capire che l’aumento dell’uso della bicicletta è direttamente proporzionale alla diminuzione del traffico automobilistico, alla diminuzione delle malattie dovute all’inquinamento atmosferico e alla diminuzione delle spese del Comune di Bologna per ridurre le polveri sottili nell’aria.

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