Velib: l’anniversaire si avvicina…

Il giorno dopo la presa della Bastiglia, il 15 luglio, i Velib parigini compiranno un anno di vita. Il dibattito su quanto siano utili alla città, disfunzioni e problemi eventuali sono all’ordine del giorno. Ma un anno di vita di un sistema così ingegnoso è poco per trarre dei bilanci effettivi. Due cose sono certe: la domanda di velo in affitto è in continua crescita, la riduzione del traffico lungo le vie della città un miraggio.

Intanto come per tutti i compleanni c’è aria di festa e di regali per gli abbonati. 365 nuovi ciclisti di Velib saranno selezionati per fare una incursione all’interno del Tour de France: il 27 luglio sugli Champs-Elysées, qualche ora prima della maglia rosa, saranno le metallizzate biciclette del comune a tagliare il traguardo. Questo per un giorno. E per i restanti 364? Albert Asseraf, direttore della strategia JCDecaux operatore di Velib a Parigi, come riportato da un sito indipendente di informazione, dimostra di conoscere bene i problemi degli utenti alla disperata ricerca di un velo disponibile e ricorda come lo scorso 30 giugno (quando a Parigi c’erano trentacinque gradi, una cosa mai vista!) gli accessi siano stati 130.000. Allora si tenta di colpevolizzare i turisti che, annoiati dal Louvre e dal Marais, arrivati nella Ville Lumiere per prima cosa vogliono passeggiare in Velib. Le biciclette a disposizione, che l’anno scorso erano 10.000, oggi sono 20.000, ma i detrattori affermano che soltanto 8.000 sono in buone condizioni. Questo è un altro problema legato al grande impiego del sistema Velib: molte biciclette sono in cattive condizioni perché l’utilizzo che se ne fa è di certo maggiore di quello previsto all’inizio.

Un altro aspetto che non era prevedibile al debutto del progetto è dove si sarebbe concentrato maggiormente l’utilizzo delle biciclette. I quartieri oggi più popolari e popolosi della città sono quelli a nord, come Belleville o la Villette. A nord significa che per raggiungere queste zone bisogna montare in salita per chilometri e chilometri. Per quanto il sistema del cambio sulle bici non sia niente male, ci sono tre tipi di marce, è quasi impossibile rimanere ben piantati sul sellino nell’ultimo tratto di rue de Belleville all’altezza di Jaurès, una delle zone più vive ed abitate della città. All’inizio nessun problema: si potevano usare le biciclette per la discesa poi un camioncino comunale avrebbe riportato le biciclette nelle stazioni a nord. Ma questi camioncini, che erano 12 all’inizio, oggi sono 14, troppo pochi e anche poco resistenti per questi spostamenti quotidiani.

Sul problema “nord della città” voci di corridoio parlano di probabili incentivi per chi tra gli abbonati facesse lo sforzo di riportare le biciclette nelle stazioni più difficili da raggiungere: si vocifera di sconti sull’abbonamento, bonus sul tempo di utilizzo… Voci di corridoio per adesso.

Quindi il dibattito è in movimento e l’aspetto positivo è che nessuno si nasconde dietro un dito: i problemi ci sono, non si fa finta di non vederli, quindi è auspicabile che presto vengano risolti. Sull’intasamento automobilistico lungo le strade c’è poco da dire: se non si ha la certezza di trovare un Velib disponibile per le necessità di tutti i giorni c’è chi rinuncia e si sposta in macchina. Traffico selvaggio nella capitale: dall’inizio dell’anno sono stati uccisi tre ciclisti e gli incidenti in bicicletta sarebbero aumentati rispetto allo scorso anno del 21,4%, colpa, sentenzia qualcuno, dei ciclisti e del Velib. Nonostante i progressi, è dura far cambiare mentalità.

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