Barcellona gioie e dolori

Era il marzo del 2007 quando fra le vie anguste del quartiere gotico di Barcellona, centro storico, turistico e commerciale della capitale catalana, si cominciarono ad intravedere le prime biciclette rosso scarlatto, con parafango bianco ed un richiamo stilistico un po’ retrò…Era nato il Bicing, terminologia spanglish per ancorare ancor di più (semmai ce ne fosse bisogno) la città spagnola più europea alle abitudini anglosassoni.
Il BICING, ovvero “un nuovo servizio di trasporto pubblico in bicicletta” così come recita il sito di riferimento www.bicing.com, può contare, dopo nemmeno 3 anni di sperimentazione, su numeri impressionanti per una città che a detta dei suoi cittadini non è storicamente abituata ad andare in bicicletta: 400 postazioni di consegna/riconsegna, oltre 6000 biciclette in dotazione e ben 188.000 utenti registrati, dei quali ben 45.000 ogni giorno percorrono parte dei 156 km di piste ciclabili attive tuttora (e che diventeranno 200 nei prossimi anni) per spostarsi da una parte all’altra della città, integrando la già efficiente rete dei mezzi pubblici a motore e su rotaia.
“ Il servizio Bicing è già diventato uno dei simboli della città – ha dichiarato con orgoglio il Sindaco di Barcellona Jordi Hereu, durante la consegna pochi mesi fa di altre 200 bicicletta – ed una realtà pienamente consolidata che rafforza l’idea che tutti i quartieri, anche i più periferici, sono parte integrante della città”.
Insomma un successo senza macchie? Quasi. A rovinare un po’ la festa al Sindaco ci ha pensato nelle scorse settimane il CREAL, il Centro di Ricerca di Epidemiologia Ambientale di Barcellona, che nel suo annual report sulle condizioni di inquinamento della città (e conseguenti danni alla salute dei cittadini) ha parlato di un peggioramento costante della qualità dell’aria, portando Barcellona niente di meno che agli ultimi posti in Europa per emissione di PM10.
“Barcellona è fra le città più inquinate d’Europa – osserva Audrey de Nazelle, ricercatrice del CREAL intervistata dal Pais – per via della sua situazione geografica situata ai bordi di catene montuose, per la sua alta densità di traffico e per il numero particolarmente alto di veicoli diesel, fra i principali emissari di microparticelle PM10, devastanti per i nostri polmoni”.
Insomma, secondo il CREAL le piste ciclabili dovrebbero essere spostate a 15 metri dalle carreggiate su cui transitano i veicoli a motore, per diminuire i danni alla salute di ciclisti e pedoni.
Con buona pace del Sindaco e del network urbano su due ruote.

Jonathan Ferramola

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  1. Non è che per caso, invece di spostare le piste, si potrebbero proibire i diesel? Persino i camion possono andare a metano o elettrici… comunque grazie per il bell’articolo.

  2. a proposito, l’intervista originale si legge qui (interessanti anche i commenti)

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