All’inferno in bicicletta

All’inferno ci sono le biciclette, sono un bel po’ particolari, dotate quasi di vita propria, capaci di muoversi senza un ciclista, di sfuggire al padrone, ma anche di acquisirne il carattere e le caratteristiche fisiche. Questa almeno era l’opinione di Flann O’Brien, pseudonimo dello scrittore irlandese Brian O’Nolan, autore del romanzo The third policeman, un esempio eclatante della fantasia sfrenata e dell’umorismo surreale che hanno sempre accompagnato la sua produzione letteraria. Ho incontrato per caso l’opera di O’Brien in libreria durante un breve soggiorno in Irlanda, all’inizio degli anni Ottanta, colpito dalla stranezza del titolo e dall’esilarante incipit del suo primo romanzo, At-Swim-Two-Birds, pubblicato per la prima volta nel 1939 (e tradotto in italiano con il titolo Una pinta d’inchiostro irlandese).
Il terzo poliziotto
, che ho letto quest’estate, venne pubblicato solo dopo la morte dell’autore, avvenuta nel 1966, ma è in realtà il suo secondo romanzo, scritto subito dopo il primo. Lo sfortunato protagonista è un giovane studioso irlandese che ha pronto per le stampe un ponderoso trattato sulla vita e le opere di un immaginario quanto sconclusionato sapiente francese, tale de Selby, definito come fisico, balistico, filosofo e psicologo, di cui leggiamo molte notizie nelle esilaranti note a piè di pagina del libro. Il giovanotto manca del denaro necessario per la pubblicazione del suo volume e viene subdolamente spinto da un amico ad uccidere un vecchio ricco della zona per derubarlo. Da questo tragico evento scaturiscono le peripezie successive, che culminano con l’incontro di un trio di assurdi poliziotti, la cui attività meno stramba consiste nel rubare biciclette, per poi fingere di ritrovarle con grande acume investigativo in mezzo alla vegetazione irlandese, là dove essi stessi le avevano nascoste. Un labirintico miscuglio di Dante, Alice e Gulliver, condito da una strana tristezza e da un ineffabile humour. Da non perdere.

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