Cartoline da Parigi: vandali e vélib

A fine maggio il comune di Parigi ha lanciato una campagna pro-Vélib. Non per incitare l’utilizzo del mezzo, ma per far diminuire gli atti di vandalismo contro le indifese due ruote. Sulla locandina pubblicitaria troviamo un ring da pugilato con l’uomo tigre nell’atto di distruggere una bicicletta. In alto leggiamo: “Rompere un Vélib è facile…non può difendersi”.
I dati in possesso del comune di Parigi sono chiari: da luglio 2007 ad oggi, 16.000 bici sono state sfasciate e 8.000 “disperse”, ovvero rubate. Le ritroviamo infatti su alcuni balconi parigini, oppure se ne segnala l’avvistamento in un’altra città europea, altre volte io stessa posso fotografare un Vélib su di un albero nei pressi del canale Saint-Martin, in compagnia di un bidone della spazzatura.
La Prefettura ha arrestato solo quest’anno 1.349 persone mentre passeggiavano tranquillamente in strada su Vélib rubati. E’ facile riconoscere una bici rubata perché il telaio conserva le tracce di una forzatura. Infatti quando le biciclette sono state progettate sono state prese delle misure antifurto, come i freni incapsulati nelle ruote, le ruote non estraibili e il sellino regolabile ma non asportabile.
Ci si domanda il perché di quest’impennata di vandalismo, non si registrano casi analoghi in altre città europee. Dal Comune fanno sapere che non si tratta di un allarme Vélib, ma che tutto sarebbe da ridurre alla semplice delinquenza comune. Altri sostengono che il problema sia da ricercare nel grande uso che fanno i turisti di questo mezzo ecologico ed economico.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Al momento delle 16.000 bici distrutte ne sono state rimpiazzate la metà. Le biciclette vengono costruite in un villaggio a sud di Budapest dove gli operai sono pagati due euro l’ora o 352 euro al mese, contro un salario medio nel paese di 743 euro.  Non potendo essere rimborsati dall’assicurazione antifurto…

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