Nosadella secondo il Comune di Bologna

La qui la versione integrale) dove si suggeriscono ai ciclisti alcuni percorsi auspicabili e previsti dal Comune, inerenti quella zona della città. Ecco di seguito un estratto del documento:

” l’itinerario consigliato per chi si dirige verso l’attuale facoltà di Ingegneria prevede l’utilizzo di Piazza Galileo, Via Val d’Aposa, Via Barberia, Via del Riccio, Via del Fossato, Via Saragozza fino alla Porta e da qui alla facoltà di ingegneria tramite la coppia Via Albergati / Via del Risorgimento (con l’ulteriore possibilità di percorrere Via Malpertuso e Via Vallescura fino all’ingresso est della facoltà). Per il ritorno le strade consigliate sono le seguenti: Via Risorgimento, Via Saragozza, Via Urbana e Via D’Azeglio fino a Piazza Maggiore (con possibilità di utilizzo di Piazza dei Celestini e Via de’ Fusari in alternativa all’ultimo tratto di Via D’Azeglio, tratto di strada a forte frequentazione pedonale). Per quanto riguarda poi il collegamento Stazione Centrale – Piazza Maggiore è poi possibile utilizzare la seguente sequenza di strade: P.za XX Settembre, Via Galliera, Via dei Mille, Via Indipendenza fino a Piazza del Nettuno all’andata; Via Indipendenza, Via de’ Falegnami, Via Galliera e P.za XX Settembre al ritorno. Da quanto sopra esposto si evince che l’itinerario Amendola – Marconi – Malpighi – Nosadella, pur avendo un andamento rettilineo e rappresentando comprensibilmente una linea di desiderio ciclabile di una certa forza, non rientra tra gli itinerari consigliati e previsti dall’Amministrazione Comunale.”

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  1. La risposta del Comune è tipica, fate il giro che vi consigliamo noi, anche se è lungo e tortuoso, è l’unico giusto. Naturalmente i ciclisti non si accorgono nemmeno dei percorsi consigliati (i minuscoli cartelli colorati che si leggono solo scendendo di sella e decifrandoli con la lente d’ingrandimento, ammesso che uno li noti) e fanno quel che devono fare, si muovono seguendo gli itinerari suggeriti dal buon senso o dalla fretta, perfezionando progressivamente un proprio modo di muoversi per la città, alla faccia delle prediche. La città di Bologna continua ad essere concepita prima di tutto come un luogo per i mezzi a motore, centro incluso. I posteggi, le corsie, le piazze, le rotatorie, i semafori sono per le macchine, i camion, i giganteschi autobus, le innumerevoli moto. Per i pedoni e i ciclisti ci sono degli spazi interstiziali, residuali, trascurabili. Chiaro che se metti la gente in una gabbia troppo stretta tutti cercano di scappare fuori, e se non ci riescono cominciano a mordersi tra loro… come succede sotto il portico di Nosadella. E come continuerà a succedere, temo.

  2. Vittorio, mi trovi d’accordo.

    Io proprio non ci sto ad abbassare il livello del ragionamento. Niente da fare: per le amministrazioni comunali, per la cultura italica, la bicicletta è un mezzo residuale, perdente, che deve adattarsi, volente o nolente, al sistema automobilistico. Che continuino ad agire in questo modo. Personalmente continuerò ad agire in libertà con la mia bicicletta, e mi sposterò seguendo la mia psicogeografia…  

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