La bicicletta secondo Flavio Del Bono

Caro Bibì, grazie per il tuo messaggio che punta l’attenzione su un tema secondo me importante e perdonami il ritardo con cui ti rispondo [questo documento è giunto infatti oltre il tempo massimo  indicato a tutti i candidati ndr], l’ultima parte della campagna è stata davvero intensa in termini di incontri e di appuntamenti.

Mi poni alcune questioni specifiche, preferisco però risponderti con alcune riflessioni più generali.
[In ogni caso le domande inviate sono qui ed è curioso constatare che la parola bicicletta non viene mai nominata nel documento che segue ndr.]

Bologna deve essere una città sostenibile. Questo significa che la sua crescita economica non deve andare a scapito delle risorse del suo ambiente.
Anzi, deve succedere il contrario.
Per una città l’unica risorsa veramente insostituibile è il territorio. In questo senso per un Sindaco il tema della qualità urbana e dell’ambiente rappresenta una sfida trasversale rispetto a tutti i settori dell’amministrazione. Fortunatamente su queste materie Bologna ha già investito molto, in particolare in questi ultimi anni con la Giunta Cofferati. Si deve però cercare di non disperdere le energie e concentrare dunque gli sforzi su progetti e iniziative di più ampio respiro: l’ambiente può infatti rappresentare una carta vincente anche come ambito di ricerca in grado di promuovere sviluppo economico.
Bologna si dovrà dare un ambizioso progetto di risparmio energetico ed utilizzazione di energia pulita; il Comune attraverso il rinnovamento e la corretta manutenzione del suo patrimonio immobiliare deve essere il primo a dare il buon esempio.

Il progetto deve anche prevedere il coinvolgimento di soggetti privati quali società di ingegneria, istituti di credito, imprese impiantistiche e di costruzioni. I proprietari di immobili devono essere incentivati nella loro scelta di aumentare l’efficienza energetica delle loro abitazioni.
L’impegno per le energie rinnovabili dovrebbe anche valorizzare l’Università attraverso la creazione di borse di studio e percorsi di inserimento lavorativo che creino le figure professionali necessarie per la gestione di queste problematiche.
Capisco che le preoccupazioni di tutela dell’ambiente e del territorio passano anche per le infrastrutture. Nei decenni passati Bologna è diventata grande anche perché le infrastrutture strategiche per lo sviluppo della città non erano oggetto di conflitto politico né tanto meno ideologico.
Comunisti, Socialisti e Democristiani litigavano su tutto ma non su quello. La Fiera e l’Aeroporto rappresentano un esempio brillante di come le classi dirigenti del passato siano riuscite a dotare la città di infrastrutture in grado di fare di Bologna una realtà locale aperta nei confronti del sistema territoriale regionale, dell’Italia e dell’Europa intera.
Oggi non è un caso che il futuro della Fiera e dell’Aeroporto, veri e propri motori dello sviluppo cittadino, si giochino su una scala più ampia, di livello almeno regionale, che è l’unica che può assicurare dimensioni adeguate alla crescente competizione e una specializzazione dei ruoli in funzione delle rispettive vocazioni.

Le infrastrutture sono sempre più necessarie e urgenti per evitare il collasso della mobilità e i conseguenti costi ambientali ed economici. Tali opere devono essere condivise dalle istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione) e dagli schieramenti politici (centrodestra e centrosinistra): solo un quadro infrastrutturale condiviso a livello istituzionale e politico può essere credibile e quindi accedere ai finanziamenti statali necessari.
In questa prospettiva centrosinistra e centrodestra potrebbero perfinosottoscrivere, prima delle elezioni, un Patto che garantisca i bolognesi che chiunque vinca entrambi gli schieramenti si adopereranno per trovare i finanziamenti e realizzare le infrastrutture concordate. La priorità è portare a Bologna tutti i finanziamenti del governo nazionale necessari per rendere credibile il quadro infrastrutturale.

Le tessere fondamentali di questo mosaico sono, in una dimensione metropolitana, la Grande Stazione, il Servizio Ferroviario Metropolitano e il Passante Nord; a livello comunale, la Metrotramvia e il People Mover (quest’ultimo può rafforzare in maniera decisiva il ruolo strategico dell’aeroporto, anche oltre gli Appennini): una volta che saranno noti i finanziamenti reali per la metrotramvia e per il People Mover, il quadro sarà definitivamente chiarito; l’allungamento del People Mover verso la Fiera è una possibilità da studiare; i binari secondari dismessi dalle ferrovie sono un’altra opportunità da approfondire.

Sempre in questa ottica del “fare”, le infrastrutture in corso di realizzazione come il CIVIS non devono continuamente essere messe in discussione. È del tutto irresponsabile l’atteggiamento di chi chiede una moratoria per esse, anche solo tenendo conto delle penali e dei danni che l’amministrazione ­ ovvero tutti i cittadini ­ dovrebbe corrispondere alle imprese esecutrici titolari di un regolare contratto. Il buon senso esige solo che il tracciato possa essere eventualmente variato qualora la Soprintendenza e il Ministero dei Beni Culturali lo richiedano motivatamente.

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  1. visto che non si è degnato di rispondere non vedo perchè dovrei leggermi tutto il suo copiaeincolla

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