Ho pedalato fino alle stelle di Paolo Aresi

La bicicletta come emblema di libertà. Marcella, la protagonista del romanzo compie con la sua bicicletta un viaggio a ritroso nel tempo alla ricerca di se stessa, della Marcella giovane e oramai sconosciuta.
Un viaggio lungo 500 chilometri per ritrovare sentimenti ed emozioni dimenticate.
Emozioni che l’autore non riesce a trasmettere, perché i fatti narrati paiono fotogrammi proiettati troppo velocemente da un proiettore, sprovvisto di fermo immagine, la cui velocità impedisce qualsiasi riflessione.
I ricordi, gli avvenimenti, i personaggi descritti nel romanzo a corredo della crisi personale della protagonista, non sono adeguatamente dosati. Sono troppi.
La crisi matrimoniale, fulcro del libro, che porta Marcella ad inforcare la sua Bianchi e andarsene raminga, è solo abbozzata e rende incomprensibile il desiderio di fuga che la pervade.
La bicicletta, simbolica macchina del tempo, la proietta in un passato lontano che le consente di rivedere, non di rivivere, alcuni flash della sua vita che la porteranno a scegliere, alla fine del viaggio di proseguire la propria esistenza da sola.
Penso che l’intento, non ben riuscito dell’autore, che mostra a mio avviso una scarsa conoscenza della psiche e della sensibilità femminile fosse di rappresentare una donna dall’animo tormentato. Marcella invece appare una donna di mezza età, ancora piacente e desiderabile, annoiata ed insoddisfatta senza spessore alcuno solo concentrata su se stessa e sul suo desiderio di riafferrare la giovinezza perduta.
Libro di facile lettura, dove sussulti di emozioni derivano più dalle descrizioni della meccanica della bicicletta che dalla “meccanica” delle relazioni dei protagonisti.

Ho pedalato fino alle stellePaolo Aresi
ed. Mursia – Pag. 200 € 14,00

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