Vino, biciclette e autostima

Scrive Max Mauro: “Ciao Bibi, ho scritto un pezzo sul personale-narrativo, vedi se ti aggrada. Potrebbe essere l’avvio di una rubrichetta irregolare, che dici?”

E cosa vuoi che dica… uno che scrive così mica puoi fartelo sfuggire… anzi gli costruisci attorno uno spazio per una “rubrichetta irregolare” con tanto di titolo: sì, “Il cortile di Max” come titolo, può andar bene.


Non ho mai portato amuleti. Non faccio gli scongiuri. Non mi turbo per un cappello lasciato sul letto o un gatto nero che mi attraversa la strada. Non credo nemmeno nei segni del destino (ma cosa sono? Delle stimmate a forma di timbro postale?). Però, il giorno del mio compleanno, quando sono entrato in un negozio di Dublino per comprare una bottiglia di vino e sono incappato in una etichette raffigurante una bicicletta ho alzato istintivamente il sopracciglio (ok, non so se ho veramente alzato il sopracciglio, ma nei libri scrivono così quando vogliono far intendere che uno si sorprende un po’, ma non troppo). L’etichetta sembrava disegnata per catturare la mia attenzione: una bicicletta nera stilizzata su di uno sfondo bianco. Fino a qui poteva anche essere una cosa su cui sorridere, ma l’elemento para-normale (per me, in quel momento, dati i miei precedenti ciclistici ) era il nome dell’azienda produttrice, riportato in cima a grandi lettere, e il luogo di origine: Cono Sur, Cile. Il Cono Sur, per chi non è pratico del Sud America, è la parte meridionale del sub-continente, dove si trova la Patagonia per intenderci. So bene di stare facendo della pubblicità gratuita, ma è per una giusta causa (la promozione della bicicletta!).Ho preso in mano la bottiglia pensando che come “incontro” era piuttosto strano. Avevo fatto di tutto per dimenticarmi il mio compleanno – e non era difficile visto che mi trovavo a Dublino da meno di una settimana e le quattro persone che conoscevo erano ignare della mia data di nascita. Nei mesi precedenti avevo cominciato a ri-pensare al viaggio in solitario come il miglior ‘caricatore’ di autostima. Spesso col pensiero riandavo a certe situazioni di difficoltà in cui mi ero trovato in Patagonia e mi dicevo:

cosa vuoi che sia la stronzaggine individuale, con cui ho avuto spesso a che fare nei miei ultimi mesi italiani, di fronte alla intemperie che mettono in forse la tua sopravvivenza? Se avevo superato certe situazioni in quelle lande lontane senza l’ausilio psicologico del telefonino satellitare, e di altre piccole comodità moderne, perché farmi abbattere dalla cattiveria umana e dal cinismo, caratteristiche in aumento esponenziale nel nostro caro paese?

Il messaggio che la bottiglia portava con sé non era solo iconografico. Il retro dell’etichetta diceva ancora di piú: “Alla Cono Sur (…) ovunque vedrai biciclette appoggiate ai muri o ai filari delle viti. La bicicletta simbolizza il nostro spirito di innovazione, passione, impegno e rispetto per l’ambiente”. Wow. Cosa dovevo fare? Prendere un areo e farmi assumere da questa azienda? Oppure salire in bicicletta e ripartire per un altro viaggio? Il dubbio mi ha accompagnato mentre prendevo l’autobus numero 39 diretto nell’estrema periferia della città. Un viaggio di circa 10 chilometri percorso in 50 minuti. In bicicletta ci metterei di meno. Forse l’incontro con la bottiglia voleva dirmi solo questo. Chissá. Comunque il vino era buono.

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