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Autore: Caravita Lamberto
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La nuova rivoluzione (cicloruzione) può venire da questa alternativa mattutina: prendo l'automobile o la bicicletta?

-- Didier Tronchet
 

Questa è la Categoria: Interviste
Di seguito trovate gli articoli pubblicati per questa Categoria.


Interviste

Interviste : L'auto si alimenta da sè. Intervista a Rudy Lewanski
Inviato da : redazione  Mercoledì, 28 Aprile 2010 - 08:09
E' l'automobile il mezzo di trasporto preferito dagli italiani. A dirlo è il rapporto dell'Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti, che ha monitorato gli stili e i comportamenti di mobilità degli italiani negli ultimi dieci anni.

L'utilizzo dell'automobile ha conosciuto un incremento a partire dagli anni 2000, attestato all' 11,2%. L'automobile risulta essere il mezzo più utilizzato non solo nei percorsi di media e lunga distanza, ma anche in quelli brevi (non superiore ai 2 km), sottraendo così una quota consistente di trasporto ad altre modalità di spostamento che dovrebbe essere ad uso esclusivo del trasporto pubblico o non-motorizzato.

Quella nei confronti dell'auto sembra essere, nel nostro Paese, un'attrazione che non conosce crisi nonostante i problemi legati a questa modalità di trasporto: inquinamento acustico e ambientale, alta incidenza di mortalità per incidenti stradali, consumo di territorio in favore di una larga cementificazione. Per approfondire una riflessione in merito all'utilizzo dell'auto, quasi per tracciarne “l'anatomia del successo”, Gabriele Annichiarico ha raccolto questa lunga intervista da Rudy Lewanski, docente dell'Università di Bologna e esperto di tematiche legate alla sicurezza stradale e alle politiche dell'ambiente.

Un'intervista dove si parla del principale antagonista della bicicletta. Un antagonista che, per ragioni di auto-difesa, bisogna conoscere.

Partirei da un articolo apparso su Repubblica a gennaio: “Incidenti stradali: un anno orribile nel bolognese”; i sinistri rilevati nel 2009 sono stati 3000, 7000 persone coinvolte, decessi in aumento del 20%. Quali sono i fattori che rendono le strade, urbane in particolare, così insicure ?
Partirei da una premessa: l'auto è intrinsecamente insicura. E' un tipo di mezzo di locomozione che presenta un numero elevatissimo di interazioni, per cui è impossibile che non si verifichino in una certa misura, sinistri. Eviterei la parola incidente che è culturalmente fuorviante. Io credo che la parola incidente, in inglese, accident,
implichi un'idea di fatalità. Non c'è nulla di fatale in tutto questo. Stiamo parlando di una tecnologia umana e come in tutte le tecnologie, quando opportunamente gestite, minimizzano gli effetti negativi, massimizzando i benefici.

Ciò premesso, bisogna dire che alcuni paesi, come la Svezia o la Svizzera, hanno adottato la cosiddetta zero vision (visione zero), che persegue un obbiettivo ideale di riduzione delle morti sulle strade, pur sapendo che arrivare a questo zero assoluto sarà estremamente improbabile e difficile. Ciò detto, si agisce su quella componente dei sinistri dovuti a comportamenti poco attenti, se non addirittura criminali e sottolineo, dovremmo usare questa parola. Quando non si rispettano i limiti di velocità, quando non rispetta la segnaletica o un semaforo, siamo di fronte ad un comportamento criminale. Stranamente per ragioni culturali non amiamo sentircelo dire. Diceva Enzo Ferrari: “l'auto è come una pistola”. Credo che Enzo Ferrari non fosse sospettabile di essere un uomo contro le automobili. L'interazione fra questi veicoli e l'altra categoria di utenza della strada che non hanno un veicolo motorizzato (pedoni e ciclisti), porta a questi risultati.

Voglio essere provocatorio: noi facciamo un gran can can sul terrorismo e sui morti dell'11 settembre; ebbene i morti dell'11 settembre sono stati 3000, i morti ogni anno sulle strade degli Stati Uniti sono 40000. Chi è il terrorista ? Ovviamente nessuno di noi vorrebbe sentirsi dire che è un terrorista, e spesso si sente affermare parole come “fatalità”, “succede, è un costo da pagare sull'altare del progresso”. Non sono affatto daccordo; ed il fatto più saliente è l'assenza di leadership da parte dei politici, di maturità culturale da parte della società civile e delle elite politiche in generale, con qualche eccezione su questo fronte. Se parliamo di sicurezza guardando i numeri, la prima causa di morte traumatica in Italia, in Europa e nel mondo Occidentale, non sono le guerre, fortunatamente, non sono neanche gli incidenti sul lavoro, che sono gravissimi e inaccettabili, non sono gli omicidi della criminalità, la prima causa di morte è la strada e spesso influisce su persone che non hanno alcuna responsabilità, se non quella di camminare o attraversare la strada.

Questa è la sfida culturale che abbiamo di fronte.

Il diritto alla mobilità, è sancito da fonti autorevoli, quali: la costituzione italiana, la dichiarazione dei diritti dell'uomo. Esiste davvero questo diritto o è una pura astrazione. Quali sono i fattori che ne impediscono l'attuazione ?
Come molte dichiarazioni e costituzioni di tutto il mondo, sono bellissime, sono giuste, ma rimangono spesso solo sulla carta; bisogna tradurle in quelle che si chiamano costituzioni materiali, ovvero [continua]

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Interviste : La carica dei lenti!
Inviato da : redazione  Lunedì, 08 Marzo 2010 - 14:30
Lenti a contatto è un tentativo di "ricomposizione" della variegata gamma dei veicoli lenti.
Sono ammessi solo veicoli a propulsione muscolare (biciclette, pedalò, tricicli, monopattini, roller, auto a pedali, prototipi costruiti da inventori dilettanti o professionisti).

Ma anche veicoli a propulsione eolica e solare, carriole, carrozzelle e.... naturalmente pedoni.

Ideatore dell'evento è Dante Cigarini.

Lo abbiamo sentito.


Chi è Dante Cigarini?
Di mestiere faccio il burattinaio e il ventriloquo ma anche tante altre cose come  potete constatare dal mio sito  www.dantecigarini.it

Come ti è venuta l'idea di lenti a contatto?

L'idea di Lenti a contatto nasce un po' per scherzo nel Settembre del 2009, quando ho messo insieme biciclette, asini (ho anche allevato asini in vita mia), pedoni e veicoli strani e li ho portati alla Fiera Millenaria di Gonzaga. Mi avevano chiesto un'idea nuova e originale e m'è venuta quella ….
Il primo raduno è stato un vero successo. Lo ha testimoniato il pubblico (a piedi e in bicicletta), i tanti veicoli "strani" che hanno partecipato, ma anche la stampa locale e nazionale che ha dato notevole risalto all'iniziativa: hanno parlato di noi la Repubblica, Studio Aperto e tanti altri media.
Mi sono però accorto che oltre ad essere una grande festa questo primo appuntamento è stato anche un momento di riflessione per valorizzare il concetto di "mobilità sostenibile", attraverso l'utilizzo della bicicletta, delle proprie gambe (slow walking), e di altri veicoli alternativi.

Chi è coinvolto in quest'impresa?
Gli organizzatori di questa iniziativa siamo in due: La scatola Magica di Dante Cigarini, progetti culturali e di spettacolo (RE) e l'agenzia di comunicazione Qubo.
Tra i patrocini quello di Legambiente e della Provincia di Mantova.

E' più una parata o una manifestazione ambientale?
Lenti a contatto è un'iniziativa di intrattenimento e di spettacolo (con parata) ma è anche una manifestazione pensata per tutelare l'ambiente e che si ispira al concetto di LENTEZZA come filosofia di vita. Ha maturato un concetto fondamentale: se si va piano (a piedi o in bicicletta) si ha il tempo per guardarsi intorno e fermarsi a riflettere.
Ed è per questo che aderiamo alla Quarta giornata mondiale della lentezza.

Conosci manifestazioni analoghe? Pensi che Lenti a contatto sia esportabile in altre città?
Siamo in contatto e collaboriamo con il Carnevale dei Fantaveicoli di Imola (alcuni veicoli vanno da loro e vengono anche da noi).
Sì credo che questo evento possa essere esportato in altre città e infatti siamo in contatto con altri Comuni italiani  per portare nelle varie piazze questa esperienza ma per ora sono solo contatti e niente di più. Chissà vedremo. Intanto concentriamoci e invitiamo tutti al prossimo appuntamento a Mantova il 13 Marzo.
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Interviste : Il designer e la pieghevole
Inviato da : bibi_bellini  Venerdì, 29 Gennaio 2010 - 08:00
Giulio Iacchetti, 43 anni è un industrial designer di Milano. Si reputa un pedalatore dilettante da sempre. Ha diverse biciclette, ma quella che usa correntemente è una Brompton. Gli abbiamo rivolto alcune domande.

Cosa pensi della bicicletta come tecnologia? E' tecnologia appropriata?
Credo non esista niente di più evoluto ed efficiente della bicicletta: è il mezzo meccanico con il miglior rapporto tra energia profusa e resa in termini di velocità e lunghezza dello spostamento…
Professionalmente hai già avuto rapporti con i pedali, con le manovelle, con la produzione di energia o di movimento a propulsione umana?
Pedalo da sempre, ma sono divenuto un ciclista convinto da quando ho seguito come relatore uno studente del Politecnico che come tesi di laurea ha sviluppato una bicicletta da città. Da un atteggiamento asettico e molto accademico mi sono ritrovato a montare e smontare telai. Ormai il cortile di casa è divenuto un’officina outdoor…inutile dire che Alessandro (lo studente del Politecnico) si è laureato con un bel 110 e lode!
Sappiamo che ti sposti perlopiù in bicicletta? Quanto e come la usi?
Non uso la bicicletta in alternativa all’auto, ma uso l’auto in alternativa alla bicicletta! Anche in una città come Milano riesco a muovermi bene, ed arrivo sempre puntuale agli appuntamenti, soprattutto sfruttando l’intermodalità bici pieghevole/mezzi pubblici.
Il tuo primo approccio con la Brompton: amore a prima vista? Necessità?
Della Brompton mi ha affascinato in prima battuta il progetto industriale: secco, efficace, la bellezza della prestazione. L’ho cercata su internet e ne ho trovata una nuova di zecca in un negozio di Pianoro in provincia di Bologna. Ora è il mezzo che utilizzo di più, me la porto in treno, metropolitana…ogni volta che giro in città in Brompton riesco sempre a suscitare la curiosità dei passanti, non pochi di loro, dopo avermi visto chiuderla ed aprirla, si sono convertiti al culto della Brompton. Nel mio studio siamo già in 5 a possederla!
Cosa ti piace della pieghevole? Possiedi anche altre bici?
Come ti dicevo, non è solo una questione di comodità, nella Brompton si realizzano le parole pronunciate dall’architetto razionalista Mies van der Rohe che disse “less is more” intendendo spiegare che la vera qualità è l’essenzialità, quindi togliendo il superfluo rimane solo la sostanza, cioè la mia Brompton rossa.
Oltre a lei possiedo una bici a scatto fisso che abbiamo montato in studio, una mountain bike che tengo nella casa in campagna e due strane biciclette della Legnano prodotte negli anni 80 con un telaio veramente particolare: uno realizzato con tubolari in lamiera traforata e l’altra con una sorta di trave a sezione rettangolare alleggerita con fori da 60mm…due rare biciclette post-modern!
Come immagini il futuro della bicicletta?
Roseo, come la maglia di chi vince al Giro. Scherzi a parte: vedo attorno a me crescere la passione per la bici. Se in una città come Milano un Sindaco come la Moratti ha realizzato il bikesharing significa che qualcosa sta succedendo. Certo i problemi sono ancora tanti, le piste ciclabili inesistenti, l’invasività del traffico automobilistico, le campagne d’odio contro i ciclisti…ma si sa…noi siamo abituati a pedalare in salita…
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Interviste : Bike sharing one man show
Inviato da : vittorio_marletto  Giovedì, 23 Aprile 2009 - 16:14
Alla stazione di Modena hanno messo le tettoie nuove sopra le bici pubbliche, hanno fatto bene. La pioggia rovina i mezzi, lo so bene io che ne ho una fila di bici in cortile e non mi decido a fare una copertura, e ogni anno devo cercare di domare la ruggine con il lubrificante.
Di fianco alla tettoia c’è un furgone bianco aperto e dietro un paio di persone che lavorano, aggiustano le bici, anzi una persona lavora e l’altra sta seduta a chiacchierare con l’altro. Allora penso io che quello che lavora è un operaio e quello che chiacchiera è il capo, invece no salta fuori che è il contrario, quello che lavora addirittura non è nemmeno un capo è proprio il padrone della ditta. Vende le bici C’Entro in Bici, le ha inventate lui.
Ma come? E stai lì a fare manutenzione? Sì, "e non voglio dipendenti, ne ho avuti anni fa e non ne voglio più".
Fa tutto lui, le inventa, le vende da nove anni, e le aggiusta anche. Un one man show. Anzi un one bike show, quello di Fulvio Tura, ravennate, cinquant’anni si e no, fisico asciutto e barba che sembra paglietta di ferro. Sono un’ottantina i centri che ospitano le sue bici, nel suo sito c’è l’elenco e dice "ieri ho aggiunto le ultime due città".
Allora mi scateno, visto che se non mi risponde lui non so chi possa farlo: ma perché il cestone davanti resta a mezz’asta? All’inizio non era così poi un signore di Cesena si è fatto male, il cesto gli ha schiacciato un dito e allora modifica, e cesto che non può più caderti sulle mani mentre agganci la bici al palo.
Ma come fa da solo a costruire tutte ‘ste bici? No le bici le faccio assemblare su mio disegno e poi le completo io con i dettagli. E mentre parla le sue mani vanno avanti da sole avvitano stringono montano.
Si vede che è un artista, non le aggiusta, le suona quasi le sue pesanti biciclette con le ruote piene. La trovata è geniale, un uovo di Colombo, una sola chiave, la tua, stacca qualsiasi bici in qualunque città o rastrelliera, ma poi resta bloccata nella serratura e per riaverla devi riagganciare la bici. Finalmente ho capito perché bisogna rimetterle a posto entro le 23, perché dopo passa lui a sistemarle, non sei mai sicuro che passerà quella sera ma lui invece vuole essere sicuro di trovarle lì per metterle a posto, freni sella catena luci.
È un po’ infastidito perché a Ravenna, dove la cosa è nata, l’assessore di adesso sembra un po’ fregarsene di queste bici, non le ha messe lui e non gli interessano più di tanto. Ma invece pare che sia ora l’opposizione a sostenerle, ridacchia lui, sono le cose strane dell’Italia penso io.
Pensatene un po’ quel che volete di ‘sto bike sharing, per me comunque da ieri ha preso un volto umano, ma ho anche capito com’è che ce ne sono tante rotte, come volete che faccia a starci dietro a tutte lui solo, in mezza Italia?
Dai Fulvio, almeno la manutenzione falla fare a qualcun’altro e tu concentrati sul prossimo modello, un po’ meno rudimentale e un po’ più funzionale.
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Interviste : A macchia di leopardo
Inviato da : bibi_bellini  Venerdì, 03 Ottobre 2008 - 10:01

“La città del futuro sceglie la bicicletta”, questo il titolo del convegno nazionale organizzato da Fiab e comune di Vicenza in corso oggi.

L'incontro prevede l'intervento di importanti e esperti relatori.  Tra questi anche Antonio Dalla Venezia presidente della Fiab

Lo abbiamo intervistato

Tema: la mobilità ciclistica nelle città. Qual è la situazione generale nel nostro Paese?
La situazione della mobilità in bicicletta in Italia è (come del resto anche per altri aspetti della vita del nostro Paese) a macchia di leopardo. Ci sono territori che esprimono una mobilità di respiro europeo e situazioni molto arretrate.

Come mai tante differenze?
Questa situazione deriva dal fatto che in Italia a differenza di altre nazioni europee non esiste un coordinamento nazionale né una politica univoca in tema di bicicletta. Nelle altre nazioni europee più avanzate in tema di mobilità sostenibile, esistono dipartimenti dedicati di emanazione governativa e predisposti a favorire la mobilità sostenibile dove, ovviamente, la bicicletta gioca un ruolo di primo piano. In Italia invece tale organismo non c’è e le politiche fanno capo a Regioni, Province e Comuni: di fatto alla buona o cattiva volontà dei singoli amministratori.

E la Fiab come va? Qual è il suo stato di salute?
La Fiab cresce. Negli ultimi 5 anni ad un ritmo di un migliaio di nuovi soci in più all’anno. Oggi siamo circa 15.000. Questo vuol dire che c’è domanda di interventi su questo tema che è innanzitutto quello della ciclabilità urbana. Fiab oggi è tante cose, (ciclo-escursionismo, moderazione del traffico, intermodalità…) ma nel suo codice genetico c’è prima di tutto la mobilità urbana.

Quali sono le città che hanno scelto decisamente la bicicletta per disegnare la loro mobilità nel futuro?
Stiamo conducendo un’indagine proprio in queste settimane. Infatti non essendoci una struttura nazionale di coordinamento, non esiste un Osservatorio nazionale in grado di dire veramente cosa esiste in Italia. Noi lo stiamo facendo attraverso le nostre emanazioni locali e stiamo aspettando che ci pervengano tutti i dati dalle varie associazioni, ma già alcune sorprese cominciano a emergere al di là delle realtà più mediatizzate come Ferrara e Bolzano.

Ad esempio?

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Interviste : Calano le vendite, cresce l'utilizzo
Inviato da : redazione  Venerdì, 26 Settembre 2008 - 12:14

La crisi finanziaria che sta dilagando nel mondo sta mettendo a dura prova le economie degli Stati nazionali e quella delle singole famiglie.

In un siffatto contesto abbiamo cercato di capire come il mercato della bicicletta si stia evolvendo.
E per farlo abbiamo intervistato Pietro Nigrelli Responsabile settore ciclo di Ancma che è l'associazione di categoria che riunisce le aziende italiane costruttrici di veicoli a due e tre ruote.

Ascoltiamolo.


Sappiamo che, di recente,  sei stato in Germania  per visitare Eurobike la fiera della bicicletta più importante del mondo. E' così?
Sì, Eurobike si conferma sempre più, come la fiera principale a livello mondiale per quanto riguarda la proposta della bicicletta rivolta al consumatore finale. I suoi numeri sono da copogiro: 80.000 metri quadri di area espositiva e oltre 900 aziende presenti...

Come va il mercato della bicicletta?
In generale si registra una grande difficoltà da parte degli operatori di settore soprattutto perché la Cina sta aumentando i prezzi dei semilavorati e dei componenti e non è più così conveniente comprare in Asia. Se poi aggiungiamo a questo aspetto, il fatto che tutta l'Europa, e l'Italia in particolar modo, è in affanno in termini di consumi, si comprende facilmente che i margini di profitto per gli operatori diventano sempre più risicati.
Quindi dal punto di vista degli operatori possiamo dire che si registrano difficoltà e che la crisi c'è anche nel settore della bicicletta; certo è meno preoccupante rispetto ad altri settori come auto, moto o elettrodomestici, ma la flessione c'è e il 2008 non sarà certo un anno positivo.

Vuol dire che ci saranno molti bilanci col segno meno?
Sì in Italia il settore farà registrare sicuramente un segno meno, come del resto in gran parte d'Europa con eccezione, forse, della Germania.

Eppure il prezzo della benzina non accenna a diminuire e la sensibilità ambientale della gente cresce, favorendo il cambio di stili di vita che portano a favorire l'uso della bicicletta...
Ma qui parliamo di un'altra cosa: parliamo di utilizzo della bicicletta che è certamente in crescita. L'ANCMA stima che in Italia ci sono circa 32 milioni di biciclette in cantina, ovvero una ogni due persone. Questo significa che prendere una bici dal garage e rimetterla a posto è sicuramente più conveniente che acquistarne una nuova.

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Interviste : L’uomo che voleva vedere tutto di Max Mauro
Inviato da : redazione  Lunedì, 22 Settembre 2008 - 08:54

Heinz Stuecke è nato nel 1940 in un paesino a mezza via tra Dortmund e Hannover, in una delle regioni più ricche della Germania. I tedeschi della sua generazione, i figli della guerra, sono cresciuti in un mondo azzerato. Più che di riscostruzione e di rinascita, nel caso della nazione che aveva provocato il secondo conflitto mondiale si trattava di una ri-fondazione. Livellare il passato e inventare un presente, sotto lo sguardo onnipresente dell’‘amico americano’. Per molti di quei giovani elaborare la colpa dei padri è diventata un’ossessione, per altri una condanna. Alcuni hanno deciso una via alternativa: la fuga. Non so se Heinz accetti di collocare se stesso nella terza categoria, ma il fatto che nel 1962 sia partito in viaggio con la sua bicicletta e da allora non si sia più fermato, e non abbia più voluto far ritorno al paese natale, ha secondo me qualcosa a che fare con il peso del tempo in quella Germania.
Da alcuni anni la sua impresa, se così la si vuole chiamare, è entrata nel Guinnes dei primati. E’ l’uomo che ha visitato tutti i paesi del mondo, ma proprio tutti. E lo ha fatto in bicicletta, percorrendo qualcosa come 500mila chilometri. Per molti tempo ha usato sempre la stessa bici, resistendo alle mode e ai consigli di altri viaggiatori. Oggi, a 68 anni, viaggia con una bicicletta pieghevole, facile ed economica da trasportare in aereo, costruita per lui da una ditta statunitense.
Una mattina di agosto, quando nella parte meridionale del continente africano...

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Interviste : Chris Carlsson
Inviato da : redazione  Lunedì, 09 Giugno 2008 - 08:26
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Interviste : Intervista al Prof. Franco Merni
Inviato da : redazione  Lunedì, 12 Maggio 2008 - 12:28


Giovedì 8 maggio scorso si è tenuto presso la Biblioteca Centralizzata del Polo Scientifico-Didattico di Rimini, il terzo ed ultimo appuntamento del ciclo di incontri “Conversazioni sulla mobilità sostenibile” promossi dall’Assessorato alla Mobilità della Provincia di Rimini e dal Polo Scientifico-Didattico di Rimini dell’Università degli studi di Bologna. E' stato presentato il libro di Carlo Favot “In bici con il codice” di cui abbiamo parlato in passato, e tra gli altri interventi, quello del Prof. Franco Merni Docente della Facoltà di Scienze Motorie dell’Università di Bologna di cui segue una breve intervista.

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