Giro d’Italia in Bolletta [15]

Finalmente il Giro d’Italia si libera del fardello delle grandi città e ritorna a respirare la salutare aria di provincia. Odio le grandi città. Odio i semafori rossi, le code, gli ipermercati. E le grandi città odiano me, insignificante cialtrone con una ridicola bici a cavalcioni. Vuoi mettere con una pedalata in maggio tra le campagne fiorite, il profumo del fieno, la pisciata nel fosso di fianco alla strada? Secondo me anche i ciclisti del Giro non vedevano l’ora di tornare nell’anonima provincia.
La Romagna assolata ci accoglie con la consueta bonomia. La sala stampa è invasa da focacce, torte, melone, prosciutto… Il digiuno è finito! Si torna a scroccare pranzi e cene!
Scrocco anche la connessione internet per farmi i fatti miei mentre i giornalisti ‘veri’ guardano la tv. Ma che senso ha per un giornale spesare e pagare un proprio dipendente in trasferta 23 giorni se questo si siede a vedere Raisport tutti i pomeriggi prendendo appunti? Non potrebbero farlo da casa?
Vabè, non sono problemi miei, io ho da recuperare le forze dopo i patimenti di Firenze e Bologna. Saccheggio il pozzetto dell’Estathè, stavolta sono in anticipo… ma mi sento sempre più osservato, braccato dai giornalisti.
Mi intervistano come un animale esotico. Vogliono sapere ogni dettaglio della mia spedizione. Capire come un musicista possa essersi ridotto così male. Se frequentassero di più l’Italia sfigata che io rappresento, quella dei perdenti, non avrebbero bisogno di tante spiegazioni. Se i vincenti parlassero di più con i perdenti forse apprezzerebbero di più la loro pedana!
Io mi godo la ribalta di Messia della Sfiga di provincia. Mi godo soprattutto la provincia di Faenza, mi sento a mio agio.
E soprattutto ho la pancia piena!

0 Comments

  1. Di questi resoconti e di questi patimenti devi assolutamente fare un libro, che ti renderà ricco e famoso. Per aspera ad astra… Ciao, e grazie per le risate

    Vittorio

Leave a Response